Passaporto verde, a chi serve e a chi no

Sì seduti al tavolo, no sotto le coperte: il pernottamento è esente da passaporto verde.

Passaporto verde, ma non per tutti e non sempre.

In attesa che il Governo rimetta mano alla questione, estendendo ulteriormente l’obbligo (si parla già di un prossimo step per quanto attiene alla scuola, al personale dei servizi e ai trasporti) è utile capire quando e per chi ci sia l’obbligo di esibire il green pass.

In merito il decreto, che va a integrare il decreto n.52 dello scorso aprile, stabilisce infatti situazioni diversificate.

Esaminiamo il settore della ricettività.

Di fatto il passaporto verde è obbligatorio per la ristorazione al chiuso e se la consumazione avviene al tavolo.

Mentre non è obbligatorio al bancone.

Diverso è il caso del pernottamento in albergo o in un agriturismo: il cliente non è tenuto ad esibirlo (l’attività alberghiera e di alloggio non è infatti elencata tra i servizi ’obbligati’), se però dopo aver dormito scende a pranzare o a far colazione nella sala ristorante, ecco che scatta l’obbligo.

Ciò si evince dal fatto che il decreto del 22 luglio, all’art.3 lettera a) recita: ‘servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio, di cui all’articolo 4, per il consumo al tavolo, al chiuso’.

L’unica attività di ristorazione al chiuso esclusa dall’obbligo è quella esercitata nell’ambito: ‘dei centri educativi per l’infanzia, compresi i centri estivi’.

Un dubbio rimane invece per quanto attiene le sagre, contemplate nel decreto del 22 luglio tra le attività in cui è richiesto il passaporto verde, alla stessa stregua di fiere, convegni e congressi. Tuttavia permane un dubbio interpretativo innescato dal fatto che la categoria di sagre non è invece elencata nell’articolo 7 del decreto 52 (aprile 2021) che il nuovo testo normativo va a modificare.