Locali storici, Fipe: “Tutelare una parte della storia d’Italia”

Costituita lo scorso 30 giugno nell’ambito di Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, Gli Storici è la nuova associazione di categoria dedicata ai locali storici, nata per rappresentare e tutelare a livello nazionale gli interessi sociali, morali ed economici dei titolari e delle imprese – bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie – che svolgono l’attività da oltre 70 anni. Imprese che, seppur numericamente esigue rispetto al panorama dei pubblici esercizi, sono testimoni di una parte importante della storia d’Italia – la più “anziana” tra le imprese fondatrici è stata avviata nel 1733 – avendo ospitato nei propri locali sono passati artisti e personaggi illustri, quali Cavour, Vittorio Emanuele II, Eduardo De Filippo, Grace Kelly, Maria Callas e Giovanni Giolitti. E rappresentano oggi un patrimonio prezioso per l’attrattività turistica del nostro Paese.

Alessandro Cavo

“Abbiamo voluto creare un’associazione datoriale sindacale che tuteli gli interessi di quei locali – circa due-trecento in tutta Italia – che, per la loro storicità, hanno un valore che va al di là di quello meramente economico dei beni mobili e immobili e dell’attività svolta”, spiega a Mixer Planet Alessandro Cavo, presidente della neonata associazione e titolare della Pasticceria e Liquoreria Marescotti di Genova. “Sono esercizi che costituiscono parte del patrimonio stesso di una nazione: l’Italia non sarebbe la stessa se non ci fossero i locali storici, che rientrano fra le attrattive turistiche per gli stranieri che visitano il nostro Paese. Che proprio in questi locali, depositari della nostra ‘way of life’ e della tradizione del made in Italy, possono vivere un’esperienza al 100 per cento italiana”.

Quali sono le specificità di questi locali, nell’ambito della categoria dei pubblici esercizi?
In generale hanno costi molto più elevati rispetto alla media, in termini di manutenzione e – spesso – di importi di locazione. Per questo, per tutelarli, ci prefiggiamo di far ottenere ai locali storici uno status particolare a livello normativo. Ad oggi, molti sono vincolati dal ministero dei Beni Culturali, ma questo non basta: occorre prevedere un sistema di crediti d’imposta in caso di restauri e ristrutturazioni, snellire la burocrazia per l’autorizzazione di questi interventi, stimolare le aggregazioni, riconoscendo in sostanza quel valore che, come dicevo, va al di là del semplice computo dei beni riconducibili a queste attività.

Quali sono i requisiti che caratterizzano un pubblico esercizio come “storico”?
In base al nostro statuto, devono innanzi tutto avere almeno settant’anni di storia, inoltre devono conservare gli arredi originali, al netto degli adeguamenti alle norme di sicurezza intervenute nel corso degli anni, oltre a tutto ciò che testimoni la memoria storica del locale: non dimentichiamo che, in molti casi, si tratta di caffè o ristoranti che sono stati frequentati da importanti artisti o personaggi politici. Devono poi avere un’autonomia economica, escludendo quindi quegli esercizi che oggi sono parte di multinazionali, e portare avanti la tradizione dei prodotti offerti. E soprattutto devono rappresentare l’essenza dell’ospitalità italiana.

Angelino ai Fori, Roma

Dove si trovano, in particolare, i locali storici in Italia?
Ovviamente sono collocati principalmente nei centri storici, ma non si pensi solo a città d’arte o a grandi centri urbani: sono molti quelli che si possono incontrare un po’ in tutta Italia all’interno di piccoli borghi, della cui storia sono spesso parte integrante.

Inutile sottolineare come la pandemia e le misure adottare per cercare di contenerla abbiano avuto un impatto anche nel vostro settore…
E’ così. Non abbiamo ancora numeri nello specifico, ma è indubbio che le chiusure forzate, la mancanza di turisti stranieri e lo smart working che ha svuotato i centri storici italiani abbiano pesato duramente sui locali storici. E purtroppo ci sono state delle cessazioni di attività che hanno disperso una parte importante del patrimonio storico del nostro Paese. Proprio la grave situazione creatasi a seguito della pandemia ci ha convinto ad accelerare il processo di costituzione dell’associazione, al quale stavamo lavorando da tempo.

Proprio per valorizzare la funzione attrattiva dei locali storici nell’ambito dell’offerta turistica del nostro Paese, avete in programma azioni promozionali per portare all’attenzione del pubblico questo patrimonio della storia d’Italia, spesso poco conosciuto dagli stessi italiani?
Certamente. A questo scopo punteremo anche sulla collaborazione con gli enti istituzionali che si occupano di promozione del territorio. Tuttavia, in questa fase iniziale, la nostra priorità è ottenere dei vantaggi concreti che possano consolidare questa tipologia di esercizi. Fra l’altro ci proponiamo di costituire quanto prima un fondo rotativo che possa aiutare gli imprenditori del settore, veri e propri ‘custodi’ pro tempore di queste attività, nell’acquisizione degli immobili che le ospitano, laddove ve ne fosse l’opportunità, così da metterle al riparo da possibili sfratti e acquisizioni che possano metterne a rischio la sopravvivenza.

Chi sono, in generale, gli imprenditori che stanno dietro ai locali storici che rappresentate?
A dispetto della storicità delle imprese, per lo più si tratta di imprenditori giovani, sui quarant’anni. Magari, come nel mio caso, rappresentano la quarta o quinta generazione di famiglie che portano avanti attività ultracentenarie. E sono determinati a non voler essere l’ultima…