Gli storici, Fipe accoglie i locali che hanno fatto la storia

Entra in Fipe l’associazione dei locali storici sotto la guida del presidente Alessandro Cavo.

L’obiettivo? Allargare la rappresentanza e dare voce ai locali attivi da più di 70 anni. Un vero patrimonio immateriale del nostro paese. O- come li definisce Carlo Sangalli presidente Confcommercio – ‘monumenti vivi’ del nostro Paese.

E non solo perché nel tempo hanno ospitato ai loro tavoli personalità del mondo culturale, politico o dello spettacolo, ma anche perché lavorano con il cibo, indiscusso patrimonio di un popolo.

Inoltre- sottolinea Lino Stoppani, presidente Fipe – i locali storici possono svolgere un ruolo esemplare per i giovani che entrano in questo settore.

La tutela degli storici, dunque, come tutela di un patrimonio collettivo e come esigenza condivisa al punto che – assicura Gilberto Pichetto Fratin, vicepresidente del Mise- “è già incardinato al senato un disegno di legge per la tutela delle botteghe storiche e il rilancio del settore”.

La loro longevità, indice di ampia visione imprenditoriale, è infatti un valore importantissimo che il settore dei pubblici esercizi, caratterizzato purtroppo da un’elevata mortalità, deve poter mettere a frutto.

“Queste imprese antiche che da anni prosperano e innovano fino a diventare ‘brand’- sottolinea infatti Stoppani – possono trasferire un esempio concreto alla categoria”.

“Specialmente – evidenzia Luciano Sbraga, direttore ufficio Studi Fipe – in una realtà come quella italiana, caratterizzata da un numero elevatissimo di attività (la media di 450 locali ogni 100 mila abitanti è la più alta in Europa), ma nel contempo da un tasso di mortalità sconcertante (su 100 nuove imprese, dopo 5 anni ne sopravvivono in media circa 40- 45) e da un’età media molto ridotta (11 anni)”.

Un turnover su cui vale la pena di riflettere e che non può considerarsi avulso dalle difficoltà che oggi devono affrontare, specialmente nei centri storici, le attività dell’accoglienza. L’altissimo valore degli asset immobiliari (criticità su cui, fra gli altri, punta il dito anche il titolare del Caffè Paszkowski), infatti, costituisce un deterrente significativo.