bevande
10 Ottobre 2012
L’aumento dell’Iva di un punto deciso dal Consiglio dei Ministri ha sollevato un vespaio di critiche e richieste di revisione. In un momento di così grave riduzione dei consumi , il colpo inferto alle famiglie è di quelli che non lasciano scampo.
Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori i consumi nel 2012 registreranno una contrazione del -5%, la diminuzione del potere di acquisto, invece, raggiungerà quota -13,2% dal 2008 ad oggi.
Sul bilancio di una famiglia media questo si traduce in una minore spesa per i consumi di 1.480 Euro nel 2012 (pari complessivamente ad una contrazione del mercato di 35,5 miliardi di Euro). Per dare un’idea, tale contrazione dei consumi equivale alla rinuncia di ben 114 giorni (oltre 3 mesi) di spesa alimentare di una famiglia media.
E l’aumento di un punto dell’Iva peserà sul bilancio annuale di una famiglia per circa 135 euro.
Secondo le prime stime elaborate da Ref Ricerche per Centromarca l’incremento dell’Iva determinerà una crescita dello 0,6% dei prezzi dei prodotti alimentari e dello 0,9% del non alimentare. Effetti negativi anche sulla domanda: previste contrazioni del -0,3% per l’alimentare e del -0,45% per il non alimentare. Ripercussioni pesanti anche sul prodotto interno lordo (-0,25%) e sull’occupazione (-0,2%). Dati allarmanti, alla luce di un primo semestre fortemente negativo per i consumi: -4,5% alimentari e bevande, -3,9% i consumi fuori casa e -7,2% i settori abbigliamento e calzature.
E proprio sui consumi fuori casa arriva il warning di Fipe, che in una nota afferma che «L'aumento di un punto percentuale dell'Iva a cui sono soggette le attività di somministrazione servirà ad inasprire il contesto di difficoltà in cui operano i pubblici esercizi». Per la Federazione italiana pubblici esercizi «anche nelle attività di ristorazione si registreranno ulteriori contrazioni della domanda. Molti sono i dubbi che l'abbassamento Irpef di un punto percentuale dei primi due scaglioni di reddito possa restituire maggiore potere d'acquisto ai cittadini e sostenere in qualche modo i consumi del mercato interno. Le due misure non creeranno quella compensazione che è stata alla base del principio ispiratore di questo aspetto del ddl di stabilità».
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