Musacci, Fipe: i pubblici esercizi discriminati e dimenticati

Lavorare sulla valorizzazione dei pubblici esercizi. Questo il cuore dell’intervento del vicepresidente vicario di Fipe-Confcommercio, Matteo Musacci, nel corso dell’audizione di ieri, 2 marzo, alle commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione europea del Senato dedicato al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Raggiunto oggi dalla nostra redazione, ha voluto subito rimarcare la posizione di Fipe: “Ci auguriamo che i pubblici esercizi siano inclusi nelle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza perché il nostro settore rappresenta una componente fondamentale della sezione del turismo, ma anche dell’innovazione tecnologica, dell’inclusione sociale e della rigenerazione urbana. Togliere i pubblici esercizi dal sistema Italia, significa togliere una parte fondamentale in quella che sarà la ri-costruzione post Covid del nostro Paese, sia come indotto commerciale che come valorizzazione dei prodotti tipici. Ci auguriamo, quindi, che il Governo possa riscrivere questa proposta senza prescindere da tutti gli ‘attori’ del comparto”.

E poi c’è il nuovo DPCM, firmato dal nuovo presidente del consiglio Mario Draghi, in vigore dal prossimo 6 marzo fino al 6 aprile, che conferma il divieto di asporto per i bar dopo le 18, con una novità che ha generato una nuova tensione tra gli addetti della categoria: l’asporto fino alle 22 per enoteche o esercizi di commercio al dettaglio di bevande.

Musacci ribatte: “Per quanto riguarda la somministrazione e la vendita delle bottiglie, qui si crea un altro paradosso che è quello che le enoteche possono fare vendita dopo le 18 mentre i bar non possono farlo. Ci troviamo davanti a un vulnus dei DPCM in cui il bar viene ancora una volta penalizzato rispetto ad altre tipologie di punto vendita.  La speranza nel breve è che ci diano la possibilità in zona arancione di rimanere aperti sino alle 18 e in zona gialla sino alle 22. È chiaro che siamo ben consapevoli della situazione epidemiologica che forse oggi, purtroppo, sembra essere nuovamente molto critica. Però sappiamo anche che occorre oggi ripensare al metodo di riapertura per non arrivare troppo tardi nel dire ai nostri imprenditori quale sarà la strategia per la ripartenza. Ritornando al Piano di ripresa dell’Europa, come dicevo prima, la nostra speranza è che si investa davvero sul nostro comparto come elemento di soft power ma anche come bene di spesa a livello turistico internazionale riferito proprio al nostro settore”.