McDonald’s nel mirino dell’Antitrust

Un’istruttoria contro il “sistema McDonald’s” è stata avviata dall’autorità Antitrust poche settimane fa dopo aver ricevuto tre segnalazioni da imprenditori secondo i quali, McDonald’s Italia avrebbe intrattenuto un rapporto di dipendenza economica ed un comportamento abusivo di posizione dominante.

Sembra infatti che per aprire un nuovo punto McDonald’s, in franshising, occorra un investimento vicino al milione di euro, oltre a sottoscrivere un contratto irto di condizioni e clausole assai stringenti come un canone fisso da versare anche se in perdita, un canone variabile proporzionale al fatturato lordo annuale, una royalty per l’uso del marchio McDonald’s pari ad almeno il 4% del fatturato annuo ed un contributo per le spese pubblicitarie dell’azienda non inferiore al 4% del fatturato lordo mensile.

Se così fosse il gigante del fast food rischierebbe una multa colossale da 1,6 miliardi di euro (pari al 10% del suo fatturato annuo) per aver abusato delle condizioni economiche imposte ai propri affiliati italiani. Sul bollettino dell’Agcom si legge di “un insieme di condizioni contrattuali particolarmente gravose, nonché fortemente limitative dei margini di autonomia degli affiliati nelle proprie scelte”. Le condizioni contrattuali, aggiungono i tre segnalanti, imponevano “un sistema estremamente gravoso di corrispettivi dovuti e non strettamente necessari” a McDonald’s Development Italy. All’affiliato toccherebbe comprare allestimenti ed attrezzature per svolgere l’attività, oltre a sobbarcarsi ogni onere per riparazioni e manutenzioni, pagare l’affitto dei locali, lavorare in modo esclusivo per McDonald’s, rinunciare a qualsiasi azione qualora l’azienda decidesse di aprire un altro punto vendita nelle vicinanze del proprio ed altro ancora. Infine parrebbe che McDonald’s imponga delle regole anche sugli orari di lavoro. Accuse che, allo stato attuale delle cose, sono però ancora tutte da dimostrare.

Per l’Antitrust comunque ciò potrebbe rappresentare un forte abuso di dipendenza economica rilevante per la tutela della concorrenza e del mercato. L’indagine, non la prima di questo tipo e non relegata esclusivamente all’Italia, dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2022.