Materiali sostenibili: e tu di che packaging sei?

Packaging sostenibili, ottenuti, per esempio, dal riciclo della plastica degli Oceani o da fibre vegetali. I consumatori sono sempre più esigenti, le aziende cominciano ad adeguarsi.

La sostenibilità continua ad essere una priorità e l’emergenza Covid ha contribuito a sensibilizzare maggiormente sul tema.

Specialmente le giovani generazioni, preoccupate per l’ambiente e i cambiamenti climatici. Per esempio, secondo un recente sondaggio internazionale Ipsos condotto in occasione della Giornata della Terra 2021, è emerso che il 70% degli intervistati è più preoccupato per l’ambiente rispetto a un anno fa, mentre il 72% ritiene che i singoli individui dovrebbero agire ora per combattere il cambiamento climatico e salvaguardare le future generazioni.

In questo scenario anche l’attenzione al packaging diventa importante. Non a caso, quello del “green packaging” è un settore in forte crescita. Stando infatti a una recente ricerca pubblicata da Market Watch, aumenterà a livello globale di ben 154 miliardi di dollari entro il 2028 (+60%) raggiungendo un fatturato superiore a 413 miliardi: un CAGR, dunque, del 6% nei prossimi sette anni.  

Detto questo, quali packaging potremmo aspettarci di trovare nei prossimi anni?

Sono parecchi, a voler dar retta a Packaging World.

A partire da quelli in carta riciclata o realizzati con plastica raccolta dagli oceani, per arrivare a quelli realizzati con alghe marine, studiate in India dal National Institute of Ocean Technology. In Finlandia, invece hanno lavorato un mix interessante tra fibra di legno, nanoclay e lignina dell’Università Aalto di Espoo in Finlandia.

Il ricorso alle fibre vegetali è comunque molto variegato: come il sottoprodotto dei semi di cacao o le bucce d’avena derivanti dal processo di macinazione del frumento.

Non solo piante, però: anche i funghi riservano sorprese. O meglio il micelio, che dei funghi è l’apparato vegetativo. Già da qualche anno, infatti, la start up americana Ecovative Design, si occupa di realizzare biomateriali alternativi a plastica e polistirolo.

Quindi c’è fermento anche perché il consumatore, rivela ancora un’indagine Ipsos, non è a suo agio davanti al “Say-Do-Gap” avvero davanti alla discrepanza tra il dire e il fare (tanta propaganda ambientalista, ma pochi fatti). La richiesta di soluzioni concreta cresce.

Packaging, e le aziende cosa fanno?

Sono in molte le aziende che hanno iniziato a percorrere una strada diversa dal passato e gli esempi cominciano a diventare tanti.

Come quello di Nestlé che, per la sua Coppa del Nonno, ha di recente affidato alla MPG Manifattura Plastica Spa di Gallarate una commessa di 100 milioni di tazzine in materiale estratto dalla biomassa. Oppure Vitavigor, che per le sue nuove linee di snack VITAPOP, VITAFIT e VITAJOY, ha studiato un packaging 100% riciclabile nella raccolta della carta con una finestra che permette di vedere il prodotto.

Ma c’è anche Carlsberg con la sua green fiber bottle, 100% compostabile.

Da acqua Vittel (ed ecco tornare ancora il marchio Nestlé) ecco due confezioni innovative: una (Vittel Go) con un involucro esterno in plastica resistente che racchiude cartucce di ricarica da 50 cl realizzate con una sottile pellicola di plastica (-40% di plastica); l’altro è una bottiglia a base di carta, rivestita da un film interno che lo impermeabilizza e che può essere separato facilmente.

Concetto simile a quello di Vittel Go (ovvero involucro rigido riutilizzabile e film interno) è quello utilizzato dalla joint-venture Paboco (Paper Bottle Company).

Naturalmente si tratta solo di qualche esempio, la spinta verso la sostenibilità impressa dai cambiamenti climatici e dalla legislazione che in alcuni Paesi si fa più stringente, non potranno che imprimere un’accelerazione sempre maggiore a questi processi di riconversione.