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10 Ottobre 2024
Dry, undici anni e non sentirli. Era la sensazione palpabile alla festa che celebrava il compleanno di Dry, cocktail bar milanese tra i primi a proporre l’accoppiata – allora quasi rivoluzionaria – tra pizza napoletana e cocktail d’autore.
Anche quest’anno la ricorrenza dell’apertura, avvenuta nel 2013, è stata l’occasione per dare il là a una settimana di festeggiamenti con il Back to Dry, con bartender arrivati da vari angoli del mondo: da Alina Lucia del Flying Dutchmen Cocktails (Amsterdam) ad Alexandra Purcaru di Selva (Oaxaca), da Nikos Bakoulis di Line (Atene) a Giacomo Gaggero e Vito Nicotra di Truffle Pig (Berlino). E poi, Carlos Santiago di The Royal Cocktail Club (Porto) e Heitor Albanese (Widder by the Living Circle, Zurigo), Riccardo Cunteri (Lucky Schmucks - Barcelona) e Georgios Komninakis (Two Schmucks - Barcellona), per concludere con Francesco Delfino di Henson’s (Londra).
La settimana di festeggiamenti è iniziata con un party with friends, che ha riunito amici e colleghi dei più noti bar milanesi e della scena più innovativa della ristorazione cittadina. Tra questi Modus, Ciacco, Rost, i giovani di Lafa, e tanti altri. Un bello spaccato di quello che sta succedendo in città.
Abbiamo chiesto a Lorenzo Sirabella, pizzaiolo egregio e anima del locale insieme al bar manager Edris Al Malat, conto di tutto ciò.
Undici anni di Dry: com’è andata?
Con il mese di settembre abbiamo celebrato un anno ricco di incontri e contaminazioni, di nuovi rapporti e nuovi amici di Dry che sono venuti a trovarci, al bancone e non solo. Avere avuto per una settimana bartender da importanti realtà internazionali ha confermato la direzione che Dry sta prendendo in maniera sempre più decisa, guardando oltre le semplici definizioni di cocktail bar o pizzeria ma diventando sempre di più uno spazio aperto, che rinnova la propria identità senza tradirla, continuando a essere un luogo, appunto, di socialità.
Ero alla festa e sono rimasta colpita dall’energia, ma anche dalla sinergia che avete attivato sia con altri cocktail bar milanesi sia con realtà della ristorazione. Eppure si lamenta spesso come sia difficile a Milano “fare squadra”…
Sono molto felice di questa nuova energia che si respira nel nostro mondo, fare squadra è più importante della singola personalità e in un ambiente come il nostro non è affatto scontato e noi stiamo lanciando il nostro messaggio mettendoci a disposizione. Molti della mia generazione sono interessati e aperti a queste collaborazioni, dimostrando che anche insieme le varie personalità possono emergere quando si parte da una base di stima e fiducia reciproca. Chiedere a così tanti professionisti di sottoporsi a uno sforzo extra portando la propria squadra non è mai scontato e ringrazio tutti per questa generosità e voglia di mettersi in gioco. Essere insieme è già un’idea di futuro, e credo che continueremo a divertirci insieme.
Come è cambiata la scena milanese in undici anni, e come è cambiato Dry?
DryMilano non cambia, si evolve. Ed è nel suo DNA essere così aperto ad accogliere e restituire seguendo le proprie regole, senza tradirsi. La scena milanese cambia, adesso è più internazionale, c'è più offerta per tutti, è difficile trovare la propria dimensione. Ma creare un’atmosfera sempre aperta, ma con una forte identità riesce a nutrire interesse e a fidelizzare i nostri clienti, che qui sanno sempre di poter bere e mangiar bene.
Quali i progetti per l’immediato futuro e magari anche per i prossimi (undici) anni?
Ci piacerebbe guardare sempre più oltre confine senza snaturarci.
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