L’approfondimento: effetti dello smart working sul pranzo

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SOS: addio incasso del pranzo. E ora?

Con lo smart working i bar che vivevano prevalentemente della fascia colazione e pranzo e si rivolgevano al target uffici adesso soffrono. Il problema è che la prospettiva non è in discesa. Ecco perché per alcune attività sarà indispensabile ripensare il proprio modello di business.

Intanto, abbiamo parlato degli effetti dello smart working con alcuni imprenditori di Milano, città che vive del settore terziario. Ecco le loro opinioni.

“Io lavoro da mattina a notte. Di giorno s fa pochissimo. Funzionano bene aperitivi e post cena, invece. Non mi stupisco, però. A Milano molti uffici sono stati dismessi. Solo nel palazzo dove abito io, sono stati più di 15 quelli che hanno chiuso. Del resto, è più economico fare lavorare i dipendenti da casa e poi eventualmente affittare uno spazio quando necessario per attività di co-working”, osserva Paola Carnevale titolare del chiosco in via Benedetto Marcello, zona Porta Venezia. Che per incrementare il fatturato durante le settimane degli Europei di calcio ha deciso di installare uno schermo di 50 pollici e di lanciare la prenotazione dei tavoli sui social. Risultato? “Un successo: è già tutto full”.

Da Porta Venezia a Cadorna: “È un disastro. L’unica cosa che ha ripreso è l’aperitivo, un’usanza tipica qui a Milano. Però a bar come il mio, che vivevano di uffici e arrotondavano con i residenti tra le 18 e le 20, l’aperitivo era e resta marginale. Lo scenario è cupo. Senza contare che quest’autunno ci saranno un sacco di disoccupati in giro e meno capacità di spesa”, racconta Ruggero Rizzitelli titolare del Caffè Leopardi, in via Leopardi.

E ancora: “Per ora, a pranzo resto chiuso. La mia clientela diurna era legata agli uffici. E gli uffici non ci sono più. Il problema è che se la situazione continua così non varrà più la pena riaprire a pranzo. E tanti professionisti perderanno il lavoro”, commenta Cristian Lodi, titolare del Milord in piazza Bernini, zona Piola.