bevande

20 Aprile 2015

Vino, arriva il packaging 3.0

di Andrea Matteucci


Vino, arriva il packaging 3.0

Esistono termini, in lingua anglosassone, che tradotti in italiano sembra non meritino neppure un significato ampio e completo, proprio invece della lingua che li ha originati. È il caso di packaging, grossolanamente tradotto con il termine Afortemente svilente di imballaggio. Mai traduzione fu così fuorviante, limitante e impropria: il concetto stesso di packaging va ben oltre l’idea di proteggere un oggetto, in questo caso una bevanda. È marketing, grafica, naming, posizionamento del prodotto, target ben specifico di clienti e consumatori, in una semplice frase è una scelta strategica. Sempre più importante e decisiva per il successo di ciò che si commercializza: nulla è lasciato al caso, dietro a ogni etichetta, a ciascun colore, a quel particolare font scelto per scritte e indicazioni varie, a qualsiasi forma di bottiglie o lattine che siano c’è una scelta consapevole, studiata, pensata e lungamente testata. Nel settore beverage, poi, tutto è ancora più complesso: vini e distillati, acque e succhi, soft ed energy drinks, ognuno con caratteristiche e consumatori diversi, con i quali è facile perdersi di vista se non si mettono in atto strategie concrete e ragionate. Per quanto riguarda poi creatività, input e nuove tecnologie packaging ora vuol dire innovazione, funzionalità, sostenibilità, personalizzazione e, ovviamente, design. Dietro a ogni etichetta e a ciascuna bottiglia o lattina che sia, quindi, c’è una storia a sé.

Identità, ricerca possibile
«Negli anni ’90 osammo con l’etichetta dell’acqua Alisea - racconta Veronica Franzini dell’agenzia Rossa - stampata sul retro aliseae leggibile attraverso il vetro; nessuno ci aveva mai pensato prima. Ma il cliente osò con noi e la cosa funzionò al punto da essere copiata in seguito». Da allora molto altro è stato fatto, grazie anche ai plus del vetro: riciclabile, ecologico, può avere mille forme e colori, e parecchie possibilità di personalizzazione. La tendenza di vetro e PET, al di là del minimalismo estetico o, al contrario, dell’estrema ricerca del particolare, rimane ancora quella delle cosiddette “limited edition” per ricorrenze, personaggi famosi italici o meno; le sponsorizzazioni golose certo non mancano, e contribuiscono, anche dal punto di vista grafico, a condizionare la scelta d’acquisto o consumo. Il discorso cambia parecchio se si affrontano succhi e derivati, soprattutto soft drink: «naturalità, storicità, italianità - il grafico Paolo Castello la vede così - sono le parole chiave del packaging di questo prodotto. La differenziazione tra bevande simili avviene però anche attraverso una scelta cromatica fortemente caratterizzante e personale, che permette di consolidare la singola identità aziendale e il suo rapporto verso il cliente». La ricerca di un’estetica personale fuori dal coro si gioca pure sulla grafica: «una scelta che rimanda molto a grafìa e disegno “manuali” - è l’opinione di Luigi Dellacqua di LineaAtc - favorisce e consolida un rapporto di familiarità e intimità tra prodotto e consumatore ». Sembrerebbero per ora restare un passo indietro gli energy drink, creativamente limitati da un target fortemente caratterizzato e apparentemente granitico: molto ancora si gioca su caratteri e colori sgargianti e “aggressivi”.

Vino: forme e colori
Nel vino le nuove frontiere partono invece dalla globalizzazione: «un settore che ne è stato fortemente influenzato - il parere è di Marcello Francescon e di Cristina Collodi (dell’agenzia Francescon & Collodi) - e che ha indotto creativi e case vinicole a consolidare presto e bene il loro marchio. I protagonisti sono il vetro, nelle sue mille forme e colori, e nuove tecniche e materiali di stampa che hanno portato le singole etichette a identità mai viste prima». Identità caratterizzanti,  millesimofiglie di due tendenze che vanno oggi per la maggiore: «da una parte c’è la ricerca dello stile minimale, con uno o due colori al massimo - dice ancora Veronica Franzini - dall’altra quello vintage rivisitato, con la ripresa di texture e motivi geometrici. Le font più usate sono quelle dall’aspetto pulito ed elegante e quelle che tendono a un look più calligrafico». Per quanto riguarda il naming, soprattutto per quel che concerne i prodotti di nicchia, regge bene la scelta di identificarsi con un numero, che spesso nel caso delle aziende vinicole corrisponde all’anno di fondazione e che ben si adatta ai font più usati. Tendenze che a volte si mescolano tra loro, dando luogo a packaging innovativi ed ecologici, interamente biodegradabili e isotermici, perfetti quindi per vini e bollicine che esigono il fresco. Nel settore della birra c’è poi chi ha trovato il coniglio nel cilindro, facendo diventare il proprio tappo, in materiale sintetico, un originale e colorato portachiavi con il logo della casa, con evidenti benefici in termini di fidelizzazione e identità. La sintesi, rubando la chiosa a uno degli intervistati? Vince il design, pulito e senza inutili effetti di make-up. E non è certo finita qui…

Criticità: arte, tecnologie e budget
cipNuovi materiali e tecniche di produzione e stampa permettono a cliente e agenzia possibilità pressoché infinite che, a volte, si scontrano con il budget disponibile: nel caso di vini e distillati, ad esempio, etichette estremamente sottili in ceramica non sono per tutte le tasche, anche in virtù dell’orientamento sostenibile delle aziende che spesso impongono, per le stesse “label”, la certificazione FSC, stampa a basso impatto e senza lavorazioni di secondo passaggio. Altri limiti a volte penalizzanti, dal punto di vista grafico, sono quelli imposti dalle normative di legge, vissute come un vincolo dai creativi perché li costringono a riempire uno spazio che spesso vorrebbero, al contrario, alleggerire e che comunque possono pesantemente condizionare l’intero progetto grafico.

TAG: PACKAGING,CREATIVITà

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