food
08 Luglio 2022
Un fatturato di 62 milioni di euro nel 2021, una capacità produttiva di 240mila tonnellate di sfarinati e semilavorati all’anno, tre stabilimenti produttivi, sei centri di stoccaggio, due laboratori di ricerca dotati di strumentazioni avanzate, un nuovo magazzino automatizzato, oltre a otto tecnici esperti per garantire i più elevati standard qualitativi in ogni fase produttiva. È la fotografia che Molini Pivetti presenta di sé stessa nel primo report di sostenibilità, un documento di partenza per poter raccontare, fra tre anni, lo stato di avanzamento del perseguimento dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance).
Da alcuni anni l’azienda di Renazzo (Fe) ha avviato un percorso di filiera sostenibile coinvolgendo un numero limitato dei propri fornitori/coltivatori distribuiti nelle province di Ferrara, Bologna e Modena, storicamente vocate alla produzione di grano tenero. Con questi agricoltori l’azienda ha avviato un percorso di misurazione dell’impatto ambientale dei suoi prodotti con l’analisi LCA (Life Cycle Assessment – Analisi Ciclo di Vita). La parte più impattante del ciclo produttivo è quella agricola ed è proprio su questa che l’azienda ha focalizzato la propria attenzione.
La digitalizzazione 4.0 ha permesso di effettuare le rilevazioni di tutti i fattori produttivi e di determinare, attraverso software di calcolo, l’impatto ambientale della produzione: la carbon footprint è risultata di circa 0,5 t di CO2 equivalente per 1 kg di farina. Questo dato costituisce la base di partenza per intervenire in maniera mirata sui vari kpi (consumo di carburanti, consumo di fitofarmaci, ecc.) cercando di ridurne l’impiego anche grazie alla strumentazione di agricoltura di precisione. Entrano a far parte delle farine sostenibili solo le produzioni che hanno generato emissioni di C02 inferiori alla soglia minima di 0,546 kg di CO2eq/unità di prodotto e sono identificate con il marchio Campi Protetti Pivetti Sostenibile.
Delle 209 mila t di farina e crusca prodotte in un anno da Molini Pivetti il 70% è venduto all’industria, il 27% ai professionisti (pizzaioli, panettieri, ccc.) e il 3% ai consumatori finali attraverso il canale retail. Sul fronte sostenibilità, ’azienda sta rendendo partecipe di questo percorso anche la comunità locale con iniziative rivolte alla famiglie e ai bambini per mostrare loro tutto il lavoro che c’è dietro la produzione e la macinazione del grano.
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