Riforma fiscale, non ci resta che attendere (per via del catasto)

Il nodo Catasto rallenta la riforma fiscale. Il nodo da sciogliere, infatti, è come adeguare le rendite ai valori di mercato senza far aumentare il gettito complessivo delle tasse sui beni immobili. 

Dei quattro dossier “caldi” che sarebbero dovuti arrivare sul tavolo del prossimo Cdm di giovedì probabilmente ne arriveranno due: quello per mitigare i rincari delle bollette di luce e gas, dove sostanzialmente si tratta di trovare le coperture da un punto di vista tecnico, ma c’è accordo politico. E forse il provvedimento contenente le misure antidelocalizzazioni. 

Slittano invece la delega per la riforma fiscale e il disegno di legge sulla concorrenza. 

A rallentare l’iter della riforma fiscale sono in particolare le modifiche al Catasto, ovvero la redistribuzione del carico fiscale sulla casa che, nelle intenzioni, dovrebbe adeguare le rendite ai valori di mercato, ma al tempo stesso non far aumentare il gettito complessivo delle tasse sui beni immobili. 

Il nuovo sistema avrebbe come unità di misura il metro quadrato al posto dei vani e una nuova suddivisione, semplificata, delle categorie di immobili in: ordinari, speciali e beni culturali. 

La maggioranza però al momento appare spaccata sui calcoli e sembra essere d’accordo solo sul fatto che la riforma del catasto non porti a un aumento della pressione fiscale complessiva sul mattone.