Osservatorio Federvini: calano i consumi, ma export in crescita

Il caro prezzi frena l’export e le spese degli italiani. Lo dice l’Osservatorio Federvini, che in collaborazione con Nomisma e Tradelab, ha sondato le scelte dei consumatori rispetto anche a distillati, liquori, aperitivi e aceti.

Secondo l’indagine, il mercato nazionale sta già risentendo del peggioramento della situazione economica dovuta alla guerra russo-ucraina e all’aumento dei prezzi: le vendite al dettaglio nei primi 4 mesi del 2022 in Italia sono in calo, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del -9,6% per i vini, del -5% per gli spirits e del -4,3% per gli aceti. Ma non basta, perchè le previsioni per i prossimi mesi non sono incoraggianti. Le principali preoccupazioni degli italiani sono l’inflazione (41%), il conflitto russo-ucraino (25%), seguite da cambiamento climatico (12%), e disoccupazione (10%).

Meno pranzi e cene fuori per risparmiare

Poco incoraggianti sono anche le prospettive per i prossimi mesi, dal momento che ben il 91% degli intervistati dichiara che si limiterà agli acquisti indispensabili, “nei limiti del possibile senza ridurre la qualità dei prodotti”. Addirittura il 54% del campione prevede anche di ridurre pranzi e cene fuori casa, questo nonostante nei primi 4 mesi dell’anno, pur senza raggiungere i livelli pre-pandemia, si sia registrata una ripresa dei consumi di vini e spirits in locali e ristoranti. Prezzo e sostenibilità saranno i principali driver di acquisto, rispettivamente per il 35% e per il 29% degli italiani, ma senza tralsciare altri aspetti legati al prodotto, come il packaging, i marchi biologici e la tutela dei lavoratori.

Export in crescita

Buone notizie arrivano invece sul fronte dell’export, dove le esportazioni sono cresciute nei primi quattro mesi dell’anno: +12% per il settore vini, +45% per il settore spiriti e +4,1% per il settore degli aceti.

È un momento di grande incertezza, da mesi segnalavamo il peggioramento della situazione e oggi cominciamo a trarne le prime conseguenze“, sintetizza Micaela Pallini, presidente di Federvini. “È necessario un confronto aperto e trasparente con il governo e le filiere produttive: nessun settore si salva da solo. Noi chiediamo interventi di struttura e misure di mercato, in termini di semplificazioni, promozione e supporto a lungo termine per il nostro export”.

Spazio dunque, secondo gli imprenditori, allo snellimento degli oneri burocratici e agli incentivi di natura fiscale, con l’obiettivo di migliorare la competitività delle aziende italiane sul mercato estero. “Sulle semplificazioni possiamo fare molte cose“, dice la presidente del gruppo vini di Federvini, Albiera Antinori. “Due esempi? In Italia dovremmo completare il processo di digitalizzazione del settore vino, collegando lo schedario viticolo al registro telematico. In Europa occorre completare l’armonizzazione del mercato interno sulle vendite a distanza, oggi rese difficoltose dagli adempimenti burocratici in essere che rendono davvero complicato il commercio elettronico dei nostri prodotti. L’altro punto è spingere ancora di più sul tema promozione, con un migliore coordinamento nazionale e focalizzando meglio gli investimenti sui mercati per noi chiave“.

Più tutela per i prodotti italiani

C’è poi il tema della tutela delle indicazioni geografiche, per contrastare la diffusione di prodotti copie degli originali. “Riteniamo che debba essere una delle priorità del Governo italiano“, afferma Giacomo Ponti, presidente del gruppo Aceti di Federvini. “Quanto accaduto con il caso Prosek e il caso dell’aceto balsamico sloveno ci mostra come, anche in Europa, non manchino attacchi ai nostri prodotti di punta. Ci auguriamo che in tutte le sedi i nostri rappresentanti difendano fermamente questo principio. Sul caso sloveno purtroppo stiamo ancora aspettando che il Governo dia il via libera all’apertura del contenzioso con la Slovenia, che in questi mesi ha già immesso nel mercato prodotti etichettati come “aceto balsamico”.