20 Gennaio 2014

Prima di volgere il nostro sguardo “oltre il banco”, desidero soffermarmi ancora un attimo sui rapporti lavorativi interpersonali che si creano in ogni ambiente di lavoro, e come renderli efficaci per il “massimo bene di tutti” (utilizzo spesso questa frase quando lavoro con gruppi di persone, perché la sfida è in realtà creare situazioni lavorative dove TUTTI trovino la loro collocazione e siano quindi vincenti). La situazione diventa vincente quando tra colleghi di lavoro si crea un TEAM. La parola collaborazione significa, letteralmente, operare insieme per raggiungere uno scopo, un fine comune in un’iniziativa, un’impresa, un’attività.
Se prendiamo nello specifico il lavoro in un esercizio pubblico, bar, quale può essere in definitiva “il fine comune dell’impresa”? Per un dipendente che ha un contratto di lavoro con un numero prestabilito di ore e uno stipendio più o meno fisso, il fine da desiderare e raggiungere (ben diverso da quello del gestore che è di veder crescere le entrate della sua attività), tenuto conto che si passano molte ore al giorno sul posto di lavoro, può essere quello di provare gioia nel recarcisivi, perché il clima è sereno e i rapporti interpersonali sono soddisfacenti, i colleghi sono diventati “amici”.
Ci sono però alcuni atteggiamenti che sono particolarmente nocivi all’armonia di un gruppo: il ruffiano, il disponibile e l’inaffidabile. Il “ruffiano” si presenta come un amico, cerca di carpirti i malumori e le difficoltà sul lavoro ma soprattutto con il capo, fingendo di condividerli, e poi glieli va a riferire mettendoti in cattiva luce. Alle spalle si lamenta del tuo lavoro anche con i clienti o con gli altri colleghi, tutto questo con lo scopo di isolarti. Il “disponibile” è fondamentalmente una persona molto insicura di se stessa e delle sue capacità, e cerca di sopperire a queste mancanze dicendo sempre sì a qualsiasi richiesta: sostituzioni all’ultimo minuto, copertura di altri turni, prolungamento eccessivo di orario, si sobbarca di molto più lavoro di quello che gli compete, per ottenere accettazione e stima, che immancabilmente non arriveranno, ma verrà “sfruttato” in un crescendo di richieste, e si ritroverà scarico di energie e con uno stato d’animo pessimo in brevissimo tempo. L’“inaffidabile” di solito fa il minimo indispensabile a evitare il licenziamento, cerca di lasciare più lavoro possibile a chi copre il turno dopo di lui, spesso non si presenta al lavoro avvisando all’ultimo minuto e si ammala nei giorni con più affluenza di clienti.
Silvia Sophia Ferretti, naturopata specializzata in lettura del corpo e psicosmatica
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