09 Dicembre 2019
L’industria delle bevande analcoliche chiede perché il Governo consideri intoccabile una tassa che aumenterà del 28% in media la pressione fiscale su alcune bevande, perché non valgano le stesse valutazioni sull’impatto negativo applicato sulle altre nuove tasse cancellate o ridotte dell’85%. I 5.000 posti di lavoro a rischio nel settore non sono di serie B. Lo slittamento della sugar tax non cambia una situazione insostenibile, che ha già determinato lo stop agli investimenti. Rimangono le incertezze e preoccupazioni di imprenditori, operai e impiegati del settore e dell’intera filiera, a partire da quella agrumicola italiana. L'80% delle PMI del settore rischia di passere da un utile a una perdita con anche un risultato operativo negativo.
“Rimane una nuova tassa su chi produce e crea posti di lavoro, basata su presupposti sbagliati perché slegati dalla realtà. La sugar tax - sostiene David Dabiankov, direttore generale di ASSOBIBE - è giustificata dal Governo per ridurre i consumi di zuccheri, ma si applica solo alle bevande analcoliche zuccherate i cui consumi sono contenuti, in calo da anni (-25%) e non sono la principale fonte di consumo di zuccheri in Italia. Ulteriore paradosso, si applica anche alle bevande prive di zucchero.”
Il Premier ha inoltre definito lo slittamento utile a orientare i produttori “a non produrre bevande soverchiatamene zuccherate”, mentre la misura proposta si applica a prescindere dalla quantità di zucchero presente ed anche alle senza zucchero; pertanto risulta indecifrabile il riferimento così come al punto “così le imprese avranno l’agio temporale per riformulare le loro linee produttive e rielaborare le loro strategie imprenditoriali”, visto che questo è l’unico segmento industriale che già offre ai consumatori bevande con meno zucchero e senza zucchero. Pochi giorni fa il Governo affermava che ritocchi e correttivi alla sugar tax si sarebbero fatti alla Camera, ora neppure quelli. Le imprese chiedono uno sforzo aggiuntivo prima dell’approvazione dei prossimi giorni in Senato e confermano la disponibilità ad un confronto urgente con il Presidente del Consiglio, così facilitare scelte informate e coerenti.
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