McDonald’s a corto di camerieri per colpa della Brexit

Nel Regno Unito manca la manodopera: il detto di 27 mila sterline per chi voglia lavorare oltremanica si è rivelata un’asticella troppo alta. Anche per McDonald’s.

 

Il colosso degli hamburger ha grandi progetti oltremanica: come riferisce infatti il quotidiano Repubblica l’idea di McDonald’s è quella di aprire 50 nuovi ristoranti, pari a 20 mila nuove assunzioni (nuovi di pacca, cioè, e non un rimpiazzo dei posti di lavoro persi nel corso della pandemia).

Un buon piano, dunque. Ma c’è un problema: manca la manodopera.

E in Gran Bretagna i motivi di questa carenza non sono proprio uguali a quelli italiani.

Nel Regno Unito non sono tanto gli ammortizzatori sociali o la concorrenza di settori non in crisi, a drenare personale alla ristorazione, quanto piuttosto le conseguenze socio-politiche della Brexit.

Infatti dopo la Brexit, non è veramente difficile per i giovani europei andare a Londra per cimentarsi nel lavoro di cameriere. Oggi, senza un contratto di almeno 27 mila sterline annue, non c’è trippa per gatti.

E questo è un bel guaio per McDonald’s, ma non solo per la maxi catena.

Non è un caso infatti se anche Tim Martin, capo della catena di pub Wetherspoon (e fiero sostenitore dell’indipendenza britannica dal continente europeo) ha lanciato l’allarme manodopera. Il sistema a punti che dal 1° gennaio 2021 la Gran Bretagna ha mutuato dall’Australia si sta rivelando poco congruo con le politiche salariali di alcuni imprenditori (Martin compreso).

L’asticella delle 27 mila sterline annue, infatti, è incompatibile con i salari erogati ai suoi dipendenti: il rischio (anche per lui) è quindi quello di restare senza giovani stranieri (sottopagati) ma abili a servire ai tavoli delle sue birrerie…