Il Codice del Terzo Settore? Un’occasione persa

Dal 3 agosto 2017 è in vigore il Codice del Terzo Settore, provvedimento destinato a disciplinare e sistematizzare tutta la materia delle associazioni non profit e del privato sociale, che doveva essere il passo definitivo per una grande riforma del settore. Tutto ha inizio nel 2014 quando il Governo pubblica le Linee Guida per la riforma del Terzo Settore, probabilmente spinto anche dalle pressioni di Associazioni come Fipe che denunciavano da anni un abuso dei privilegi fiscali da parte di molte associazioni fintamente sociali, nate in realtà per fare business, soprattutto nel settore della ristorazione dell’intrattenimento, e che creavano una concorrenza sleale tra loro e le attività di pubblico esercizio.

Le Linee Guida citate avevano l’obiettivo di ricostruire le fondamenta giuridiche, definire i confini e separare il grano dal loglio delle associazioni non profit, sgomberando il campo da una visione idilliaca del mondo del privato sociale, non ignorando che anche in questo ambito agiscono soggetti non sempre trasparenti che talvolta usufruiscono di benefici o attuano forme di concorrenza sleale utilizzando spregiudicatamente la forma associativa per aggirare obblighi di legge. La presa d’atto di quanto la Fipe denunciava da tempo, aveva fatto ben sperare in una reale “bonifica” del settore, attraverso la redazione di una normativa specifica che andasse ad individuare con precisione quelle associazioni nate davvero per tutelare interessi generali e non per realizzare attività economiche.

Nella stesura della Legge di delega prima e in quella del Codice del Terzo Settore poi, invece, alcuni capisaldi della vecchia disciplina sono stati purtroppo riconfermati tal quali. In particolare, all’art. 85 è rimasta immutata la definizione di “non commerciale” dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande da parte delle associazioni di promozione sociale ai loro associati (c.d. circoli privati). Il problema nasce quando tali associazioni rilasciano la tessera di socio a chiunque, senza alcuna formalità, lo stesso giorno dell’ingresso nei locali dell’associazione, esclusivamente per poter effettuare il servizio di somministrazione di alimenti e bevande nei loro confronti senza problemi ed usufruendo così dei benefici fiscali e normativi (si pensi all’esonero dai requisiti professionali per il titolare del circolo) previsti.

Vi è però una novità apprezzabile che consiste nell’inserimento di una condizione precisa per poter definire tale attività di somministrazione come non commerciale – oltre quella già esistente dell’effettuazione della somministrazione nei confronti degli associati e dei familiari conviventi – ovvero è necessario che per il suo svolgimento l’associazione non si avvalga di alcuno strumento pubblicitario o comunque di diffusione di informazioni a soggetti terzi, diversi dagli associati. Questa previsione certamente aiuterà maggiormente i controlli. Basti pensare all’enorme diffusione di siti internet e social network.

Sarebbe però auspicabile la previsione di una specifica sanzione per le associazioni che non rispettano le condizioni previste, stabilendo in questo caso la perdita della qualifica di “non commerciale” per tale attività di somministrazione e dei conseguenti benefici relativi. Il Codice, all’art. 70, prevede inoltre una deroga al possesso dei requisiti morali e professionali per la somministrazione temporanea di alimenti e bevande da parte degli enti del Terzo Settore, come per esempio in occasioni di manifestazioni e sagre.

In questo caso manca un coordinamento con la norma che già disciplina l’attività di somministrazione temporanea in occasione di manifestazioni ed eventi simili (art. 41 del D.L. 5/2012) e che prevede una deroga esclusivamente per il possesso dei requisiti professionali e non per quelli morali. Con questa nuova norma si aprono scenari paradossali, benché improbabili. In conclusione, lo sforzo e l’impegno profuso dal Governo per una sistematizzazione del Terzo Settore, sicuramente apprezzabili, alla fine non sono riusciti a scardinare quel sistema di privilegi e benefici, ampiamente abusato, lasciando purtroppo inalterata la situazione di concorrenza sleale denunciata dalla Fipe.

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