Il caffè? Bevilo perché ti piace

Avete mai sentito dire a un produttore di grappa: bevete la mia acquavite perché vi scalda nelle fredde giornate invernali? Ciò è ormai ricordo di un tempo che fu: l’evoluzione della grappa è stata infatti dominata dall’edonismo. Lo stesso dicasi per il vino: si è parlato molto del vino che fa bene, delle sue proprietà antiossidanti, del suo potere di elisir di lunga vita se consumato con moderazione.

La Miscela Bellezza, prodotto coreano vincitore con altri della medaglia d’oro a International Coffee Tasting Asia 2015, adotta un approccio edonico
La Miscela Bellezza, prodotto coreano vincitore con altri della medaglia d’oro a International Coffee Tasting Asia 2015, adotta un approccio edonico

Eppure anche l’affermazione del bere di qualità è passata per la strada dell’edonismo. In breve il messaggio attuale è: bevete vino e grappa con moderazione, ma godeteveli fino in fondo, senza dovere ricorrere ad alcuna giustificazione sulla loro utilità. A me pare che sui social network il caffè invece sia raccontato quasi sempre in modo molto utilitaristico. Mi spiego: la mattina di lunedì, quando scorro il mio profilo Facebook, al di là di una tonnellata di foto di latte art più o meno ben riuscita, incontro sempre un certo numero di post che cercano di sollevare il morale a masse di lavoratori alle prese con la nuova settimana. La poetica che regola questo tentativo quasi filantropico di instillare energia nei muscoli di queste presunte orde di lavoratori-zombie è abbastanza semplice: una foto di un espresso o di un cappuccino più o meno ben preparati con l’invito esplicito a consumarli per darsi la carica. Il caffè come fosse una pillola da buttare giù per partire con il piede giusto: non un invito al piacere, ma la sollecitazione di un uso puramente utilitaristico. Rimanendo in tema medico, ecco sempre sui social un’altra comunicazione che tende a qualificare il caffè come un consumo utile più che edonico. È quella legata alle virtù benefiche del chicco: un invito a bere caffè perché ci fa bene. Non ho la competenza per giudicare quali tra le tante proprietà medicamentose della tazzina decantate dai social siano effettivamente reali. È certo però che anche in questo caso il puro edonismo non è abbastanza nobile da giustificare il consumo. Insomma, anche qui un approccio utilitaristico: bevi caffè perché ti fa bene. Invece a me piacerebbe vedere sempre più spesso una comunicazione che esuli da questa visione del dovere dare una ragione al nostro bere caffè. O meglio che ne desse una sola: bevilo perché ti piace, perché per lo stesso motivo bevi un bel bicchiere di vino, visiti una mostra d’arte o ti perdi nella bellezza di un paesaggio. E apprezzerei molto una narrazione legata a questo edonismo che spiegasse maggiormente i fattori umani e produttivi dietro alla taCarlo Odellozzina: la coltivazione del caffè, le singole origini utilizzate nella miscela, la loro tostatura, la vita degli uomini e delle donne che, a tutti i livelli, permettono che una manciata di semi tostati ci dia emozioni e puro piacere. Non è alla fine questo il vero motivo per cui viviamo?

L’autore è Consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e Amministratore del Centro Studi Assaggiatori. Chi fosse interessato a contattare l’autore può farlo scrivendo a: carlo.odello@assaggiatori.com