Green pass, è bagarre. Ma nei ristoranti rimane l’obbligo

Confermato il green pass al chiuso, mentre la votazione alla Camera suscita polemiche nella maggioranza. Forse già da giovedì un’ulteriore estensione del passaporto sia nella pubblica amministrazione che nel privato. Ancora dubbi sulla gratuità dei tamponi.

 

Confermato alla Camera (con la votazione del decreto) l’obbligo di green pass introdotto ad agosto per i ristoranti e altre tipologie di locali al chiuso.

Ma suscita polemiche il voto della Lega (nella maggioranza di governo) a sostegno degli emendamenti di Fratelli d’Italia (che proponevano la soppressione del passaporto verde). Un segnale di quanto le varie anime della politica non siano concordi sulla gestione del green pass.

Nonostante la bagarre, il governo starebbe comunque proseguendo nel suo percorso, estendendo – probabilmente già da giovedì 9 settembre – l’obbligo di certificazione alla pubblica amministrazione, ai lavoratori del trasporto e a quei settori (come la ristorazione, per esempio) in cui gli utenti sono già tenuti ad esibirlo.

Quanto alla gratuità dei tamponi (necessari per ottenere il green pass, in assenza di vaccinazione) è probabile si raggiunga un compromesso: potrebbero essere gratuiti solo per chi abbia certificata esenzione medica dal vaccino.

Sembrerebbe invece non facilmente percorribile la soluzione di tamponi a carico dello stato tout court: oltre ad essere troppo onerosa potrebbero risultare infatti anche un forte disincentivo alla vaccinazione. Come pure fortemente contrastata da Confindustria è la possibilità che i tamponi siano a carico delle aziende.

Infine le parti sociali, favorevoli alla vaccinazione, chiedono però che l’estensione del green pass non diventi un cavallo di troia per facili licenziamenti né una discriminante per l’accesso a un diritto costituzionale come quello al lavoro. Per questo, da parte loro la richiesta è quella di una legge sull’obbligatorietà del vaccino.