Discoteche, gestori: “Senza Capodanno si va verso il fallimento”

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Non ci sono differenze tra Nord e Sud della penisola di fronte alla chiusura delle discoteche sancita dal Decreto Festività. Da Rimini a Napoli, riporta Repubblica, la protesta contro l’esecutivo per la chiusura dei locali durante la notte di Capodanno unisce tutti i gestori che, dopo 20 mesi di serrata (con una piccola pausa sotto cassa l’estate scorsa), avevano programmato serate, eventi, dj set per la notte del 31.

Una data, viene sottolineato da più parti, che da sola è in grado di fatturare il 15 per cento dell’incasso ditutto l’anno, per un settore che in Italia conta 100mila esercizi, secondo il sindacato dei locali da ballo (Silb).

E se fino ad ora, la categoria non è mai scesa in piazza, al contrario di ristoratori o musicisti, mentre sui social girano i post contrari al provvedimento, per Gianni Indino, presidente del Silb Emilia Romagna, adesso «la base dei nostri associati chiede un’azione forte, una protesta decisa, plateale». Perchè si tratta di un«nuovo duro colpo alle sale da ballo, sull’orlo del fallimento».

Per questo motivo, prosegue Indino, «chiediamo un incontro urgente con il governo per sottoporre alla sua attenzione una serie di richieste, che vanno dai ristori immediati (cosa che in passato non è avvenuta) ai tempi certi di riapertura alla rimodulazione delle tasse che hanno strangolato le nostre imprese. Non chiediamo l’impossibile, chiediamo rispetto per i nostri lavoratori, le nostre famiglie, le nostre imprese: un po’ di buona volontà e possiamo trovare insieme un risposta adeguata».

Senza contare ciò che potrà accadere nei prossimi, come spiega Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna. Che prevede «il proliferare, come è stato quest’estate, di feste private incontrollabili. È l’unico punto (quello delle discoteche, ndr) su cui avevo suggerito di utilizzare il Super Green Pass e i tamponi».

Così era previsto dalla bozza di decreto del 23 dicembre, poi eliminata in corsa al Consiglio dei ministri.