Cambiamento climatico: perchè il prezzo del caffè salirà ancora

Cambiamento climatico e coltivazione del caffè. Nei prossimi anni le conseguenze dell’effetto serra potrebbero cambiare radicalmente la geografia dei Paesi produttori del chicco nero, generando un rialzo dei prezzi generalizzato della preziosa materia prima.

A dirlo sono due ricerche recenti, secondo cui con il riscaldamento globale buona parte delle coltivazioni attuali saranno costrette a “traslocare”. Secondo l’Università di scienze applicate di Zurigo, che ha messo in relazione diverse proiezioni sul cambiamento climatico da qui al 2050 con le caratteristiche del terreno, le aree adatte alla coltivazione del chicco nero diminuiranno drasticamente – in media del 50% – in molti dei principali paesi produttori di Arabica, la varietà più pregiata. A soffrire maggiormente saranno nazioni come Brasile, Colombia, Vietnam e Indonesia.

“I risultati indicano la necessità, nei principali paesi di produzione, di mettere in campo adattamenti per rispondere al cambiamento climatico, come ad esempio la coltivazione di varietà adatte a temperature più alte o a minori precipitazioni“, si sottolinea nella ricerca che evidenzia anche come “bisognerà adottare strategie per mitigare l’impatto ambientale dell’espansione di queste colture in nuove aree”.

Ancora più drastiche le conclusioni a cui è giunto Denis J Murphy, ricercatore dell’Università del Galles meridionale. Addirittura, secondo il suo studio, le coltivazioni di caffè potrebbero diminuire fino al 79%, riducendo la fornitura globale della bevanda. A pagare le conseguenze del cambiamento climatico sarebbe soprattutto il Brasile, attualmente il più grande produttore di caffè del mondo, mentre altri luoghi del pianeta (la ricerca parla espressamente di alcune parti della Cina, dell’Argentina e degli Stati Uniti) diventeranno le location ideali per coltivare nuove varietà