caffè
23 Maggio 2013A Bratislava la gente è tranquilla e non sembra aver bisogno di eroi. da noi invece, anche nel mondo del caffè, c’è una élite di guru che parla dall’alto di temi che non conosce e di cui non ha competenza
Arrivato a Bratislava, ne approfitto per una passeggiata sul Danubio. La giornata non è delle migliori, la primavera tarda ad arrivare, il vento è sferzante e quasi arrogante, ma d’altronde sul fiume non trova ostacoli e si prende la scena.
Decido di tornare verso il centro di questa bella capitale in tram. Gli slovacchi, per quanto possa sembrare strano, condividono con gli asiatici un contegno severo in pubblico.
Sul tram tutti o quasi tacciono, le mani conserte, lo sguardo serio. In generale sono educati e pacati. In verità l’intera Bratislava è permeata di grande tranquillità, di un vivere non urlato.
A me in verità è sempre piaciuto quello che gli inglesi definiscono understatement. Mentre il tram sferraglia verso il centro, mi vengono in mente le parole del rigoroso Galileo di Brecht: “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”.
Un eroe è quanto di meno sotto le righe ci possa essere: è un’icona che normalmente si fa carico delle debolezze altrui e risolve situazioni altrimenti destinate a triste epilogo. Non posso che pensare agli eroi del mondo del caffè. Tali per loro stessa definizione, perché di eroico non hanno davvero fatto granché. In verità è una sorta di intellighenzia che non ha una reale intenzione di migliorare il coffee business, ma di accrescere il proprio potere e nutrire il proprio ego. Talvolta questa intellighenzia arriva a parlare di temi che non domina, su cui non ha competenza, si mette persino in ridicolo agli occhi del mondo. E il mondo, che non è stupido, non può che constatare che, in definitiva, i sedicenti re sono nudi, dentro e fuori.
Il ruolo delle élite
E’ una riflessione istintiva che si svolge in poche fermate di tram. Eppure sento che questo tipo di élite non hanno in generale mai dato un reale contributo al miglioramento delle società che le hanno subite. Non hanno mai infatti condiviso la loro conoscenza, o presunta tale, con l’uomo della strada.
Al contrario il mondo del caffè in Italia ha prima di tutto bisogno di condivisione di sapere, di una disseminazione di questo a tutti i livelli e attraverso tutti i canali. Anche a costo di semplificare il messaggio, di renderlo più comprensibile, più vicino alla realtà quotidiana.
Atteggiamento che fa storcere il naso ai sedicenti guru e ai membri della intellighenzia del caffè italiano, ma necessario.
Intanto il mio tram è arrivato a destinazione, abbandono ogni speculazione e mi rigetto in questa gelida giornata di Bratislava. Ma con una convinzione in tasca: il mondo non ha bisogno di guru, ma di reali occasioni di crescita. E cercherò anche oggi di fare la mia parte.
L’autore è Consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e Amministratore del Centro Studi Assaggiatori
www.assaggiatoricaffe.org
Chi fosse interessato a contattare l’autore può farlo scrivendo a: carlo.odello@assaggiatori.com
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