bevande
06 Gennaio 2015
Assistiamo all’esplosione del fenomeno della birra artigianale. In ogni angolo d’Italia, nascono micro birrifici e brewpup, che non solo vendono birra al consumo alla spina, ma producono e distribuiscono birra imbottigliata nel mondo dell’horeca. Da pochi birrai degli anni ’90, il numero dei micro birrifici si aggira sulle 600 realtà. Ciò ha fatto sì che sia comune sia nelle pizzerie, ma anche nei ristoranti, trovare delle vere e proprie carte delle birre dove a fianco di quelle classiche si possono scoprire etichette artigianali.
La definizione di birra artigianale non è facile, non esistono infatti linee guida ufficiali che stabiliscano la denominazione. La prima idea è quella di opporla alla “birra industriale”, prodotta dalle multinazionali del settore. In generale la birra artigianale non è pastorizzata e senza aggiunta di conservanti, prodotta con elementi di prima scelta. Quello delle birre artigianali è però un universo oggi molto eterogeneo. Esistono chiare leggere che si adattano a un aperitivo e chiare alcoliche e complesse per un dopo cena. Come anche ambrate dolci e piene e altre estremamente fruttate e acide. Si trovano scure con note di caffè e cioccolato e altre con un gusto di caramello. La nuova tendenza dei mastri birrai è quella di caratterizzare la propria birra, cioè riscontrare all’assaggio un “non-so-che” capace di renderla diversa da tutte le altre e permetterle quindi di distinguersi dai clienti. La variabilità della gradazione è molto ampia,
chiaramente in linea di massima birre meno alcoliche sono più indicate per un aperitivo, mentre quelle più forti possono essere consumate in un dopocena.
La bottiglia valorizza maggiormente gli stili birrari, che richiedono tempi di maturazione e affinamento più lunghi e che hanno un contenuto alcolico maggiore. Per ogni tipologia di birra esiste un suo bicchiere, la forma spesso influenza le caratteristiche organolettiche della birra. Le weizen tedesche ad esempio vengono servite in bicchieri alti e svasati in cima, per valorizzare l’intensità aromatica e la schiuma abbondante. Le forti birre belghe utilizzano ampi calici, coppe e balloon, perché spesso sono birre da “meditazione”, da bere lentamente come un brandy. Le pils utilizzano bicchieri fini e slanciati, che evidenziano il perlage e l’eleganza di queste birre. Le blanche belghe ricorrono a bicchieri tozzi e pesanti, perché erano birre intese sostanzialmente per dissetarsi nei periodi più caldi. Le birre artigianali, come il vino, si conservano in luoghi freschi, importante è evitare luoghi illuminati e con temperature troppo alte. Le bottiglie vanno mantenute in verticale.
Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato sul mondo del fuori casa iscrivendoti alla nostra newsletter!
POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE
19/01/2026
Dopo che nel primo giorno di gare Luigi Paternoster si è aggiudicato la Cup Tasters, i Campionati Italiani Baristi 2026 in corso di svolgimento al Sigep hanno visto confrontarsi sui palcoscenici...
19/01/2026
Non ci sono solo gelato e pasticceria al centro dell'offerta di Fabbri 1905 che l'azienda emiliana presenta in occasione dell'edizione 2026 del Sigep. Tra punti vendita itineranti, in grado di...
19/01/2026
Parlare di caffè in Italia oggi significa confrontarsi con una dimensione complessa, che intreccia cultura, economia, industria e società. Per decenni questo intreccio è bastato a sostenere la...
19/01/2026
Recuperare la moltitudine delle piccole eccedenze alimentari: è questo l’obiettivo del Donometro, il nuovo progetto della Campagna Spreco Zero di Last Minute Market, spin off accademico...
I NOSTRI PORTALI
Quine srl
Direzione, amministrazione, redazione, pubblicità
Tel. +39 02 864105 | Fax +39 02 72016740 | P.I.: 13002100157
©2026 - Tutti i diritti riservati - Responsabile della protezione dati: dpo@lswr.it
Privacy Policy