Assemblea Roma: presente e futuro secondo voi

Dal freelance Oscar Quagliarini ai bar manager Daniele Cancellara e Lucio Serafino, dal brand ambassador Giuseppe Capotosto al sales manager Claudio Regazzo. Cinque affermati professionisti del mondo della ospitalità commentano lo scenario attuale e ipotizzano il futuro prossimo

Sia chiaro: non ci interessa parlare di politica. E di politica non parleremo. Tuttavia, la notizia della settimana sono le manifestazioni organizzate per chiedere a gran voce la riapertura delle attività bloccate per contenere l’epidemia. E in particolare quelle dei settori ospitalità, spettacolo e sport. Ecco cosa ci avete detto in merito.

Daniele Cancellara
Photo Nicole Cavazzuti

DANIELE CANCELLARA, BAR MANAGER DEL RASPUTIN SECRET BAR DI FIRENZE
Lo scenario
Le manifestazioni di questi giorni mettono in evidenza la disperazione di chi non ce la fa più. È evidente che alcune categorie, oltre ai rappresentanti del mondo dell’ospitalità, ormai fanno fatica ad arrivare a fine mese. Chi lavora nel mondo dello spettacolo, per esempio, è messo peggio di noi.
Sarebbe ora che il Governo chiarisse una volta per tutte le plausibili date di apertura, senza cambiare i piani nel limite del possibile. Dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Cina alla Regione di Madrid, dopotutto, intorno a noi qualcosa si sta muovendo. Abbiamo estremo bisogno di tornare a programmare vita e lavoro, di mettere un cerchietto sul calendario. Sia chiaro: siamo consapevoli che comunque non vivremo un immediato ritorno alla normalità. Dovremo mantenere misure di sicurezza come le mascherine e il distanziamento, per esempio. Ma non possiamo andare avanti così, chiusi. Quando ci faranno aprire? Mi auguro entro il 2 giugno, ipotesi che è stata ventilata in questi giorni. Che sarebbe già tardi, ma sarebbe meglio che nulla. Il primo passo importante è uscire da questo clima di perpetua incertezza.
Il futuro
Per quanto riguarda il nostro mondo, credo che la fase di riapertura sarà complicata per varie ragioni e che ci vorrà parecchio tempo per tornare a lavorare in serenità assoluta. Detto questo, io sono a favore dell’apertura, purché con cautela e nel rispetto delle regole. Già dopo il primo lockdown, per esempio, noi al Rasputin abbiamo introdotto il sistema di prenotazione online per poter tracciare in caso di necessità i clienti. Ora, siamo onesti: non tutti lo hanno fatto. Ecco, credo che invece dovremmo venirci incontro. Quindi, quando apriremo, dovremo farlo nel rispetto delle leggi. Dall’altra parte, lo Stato dovrebbe predisporre dei controlli seri per punire duramente chi non seguisse le norme in vigore.

Claudio Regazzo

CLAUDIO REGAZZO, SALES MANAGER BEVERAGE
Lo scenario
Sono stufo, deluso e arrabbiato. La povertà dilaga, il malessere psicologico pure. Alla manifestazione di Roma del 12 aprile hanno partecipato professionisti esasperati che chiedono di lavorare perché non sanno più come mangiare. La polizia, numerosa, ha controllato tutti. Ma non sono riusciti a individuare i soliti infiltrati, che a guardare i filmati hanno alimentato anche questa volta i tafferugli. Incredibile, non trovate? Risultato, la manifestazione viene screditata. Insomma, perde di valore.
Il futuro
Nel mentre, aspettiamo da mesi segnali di luce. Che non arrivano. La riapertura è legata ai vaccini. Va bene. Ma se andiamo avanti così passano anni, non mesi… Trovo inaccettabile la lentezza del nostro piano vaccinale. La Germania vaccina a una velocità doppia dell’Italia. Come mai? Forse ai tedeschi mandano più vaccini? E poi perché durante il fine settimana, quando le città sono meno congestionate e i cittadini più liberi da impegni, si vaccina di meno mentre altrove proprio nei weekend si approfitta per intensificare la campagna vaccinale? Da primi in Europa per numero di vaccinati in rapporto alla popolazione stiamo scivolando all’ultimo posto.

Oscar Quagliarini

OSCAR QUAGLIARINI, CONSULENTE FREELANCE
Lo scenario
Non mi illudo che lo scenario possa cambiare a breve. Nonostante stia crescendo la pressione sociale, credo che ci faranno attendere ancora un bel po’ prima di farci aprire. E quando apriremo sarà davvero tosta.
Il futuro
Le ripercussioni a livello sociale saranno gravissime e a tutti i livelli. Intanto, dopo un anno di non lavoro, si abbasseranno i cachet dei professionisti appartenenti a settori bloccati in nome della salute pubblica. Ma, più rilevante, cambieranno le abitudini dei consumatori finali. Dopo tutti questi mesi, le persone si sono disabituate a uscire. Io stesso, che frequentavo abitualmente il ristorante due o tre volte alla settimana, adesso non avrei voglia di farlo così spesso. Inoltre, dopo mesi lontano dai bar, il palato dei nostri ospiti sarà abituato a sapori più semplici e a drink con due o massimo tre ingredienti.

Giuseppe Capotosto

GIUSEPPE CAPOTOSTO BRAND AMBASSADOR BORDIGA
Lo scenario
Credo che la riapertura sia fisiologica e inevitabile, a differenza di mesi fa dove tutti i comparti vivevano un periodo di incertezze accettando assurde restrizioni, ora sono davvero poche le categorie palesemente e ingiustamente limitate. E tra queste spiccano il settore Ho.Re.Ca, quello delle arti e del fitness. Siamo davvero vicini a un collasso di tutto il sistema economico e sociale. Mi aspetto che con l’arrivo della stagione estiva l’esecutivo ci faccia tornare al lavoro.
Il futuro
C’è chi riscontra una frattura tra chi oggi ha opinioni diverse, ma io sono ottimista e pronto a scommettere che sulla lunga distanza a emergere saranno la solidarietà e l’empatia per chi decide di alzare la testa, che lo faccia per frustrazione, per disperazione o per paura. Mi preoccupano di più, invece, le tensioni che potrebbero nascere se all’apertura dei locali alcuni gestori non rispettassero le regole imposte. Diciamo la verità: è già successo in passato. L’estate scorsa abbiamo tutti constatato una discrepanza nell’attuazione di controlli e norme in base alle diverse aree territoriali. Mi auguro che il buon senso e il timore delle multe inducano i colleghi a mantenere un comportamento corretto e a non creare concorrenza sleale, mettendo oltretutto a rischio la salute pubblica e la credibilità del nostro settore.

Lucio Serafino

LUCIO SERAFINO, BAR MANAGER DELL’HARRY JOHNSON SPEAKEASY DI CAORLE
Lo scenario
Ottimista cerco sempre di guardare il bicchiere mezzo pieno. La situazione è complessa e non esiste una posizione giusta o sbagliata. A Roma sono scesi in piazza professionisti disperati che hanno chiesto giustamente di poter tornare a lavorare per guadagnare quello che serve a vivere. Lo stesso è successo anche il 6 aprile. In entrambi i casi, tra loro si sono infiltrati appartenenti a gruppi estremisti che si mischiano apposta per creare risse. Nulla di nuovo. Quello che sicuramente non va trascurato è lo stato d’esasperazione. Ormai tante persone sono allo stremo delle energie economiche e mentali. Il nostro governatore del Veneto ha promesso di informarci a breve giro rispetto alle aperture nella regione. Che dirvi? Non so quanto Zaia sia poi davvero libero di decidere indipendentemente dal governo.
Il futuro
Quello che mi fa più paura, a dirla tutta, sono le conseguenze a livello sociale.
Questa è una guerra tra poveri. Una guerra in cui tutti hanno ragione e tutti perdono. Mi spiego: da una parte, mi rendo conto che per alcune realtà, come i cocktail bar chiusi da ottobre, sta diventando davvero insostenibile andare avanti così. Dall’altra parte, non posso ignorare che i paesi che hanno iniziato ad aprire lo hanno fatto dopo aver vaccinato una buona parte della popolazione. E noi -purtroppo- sui vaccini siamo decisamente in ritardo.