Apple Pay, l’importanza di pagare e incassare

apple-payAll’interno dell’analisi degli scenari futuri del commercio di molti settori merceologici, vi sono alcuni temi che rivestono un’importanza strategica tale da essere in grado di ridisegnare completamente processi, flussi e persino i margini dei principali operatori. Il tema più caldo in questa fase appare essere quello dei sistemi di pagamento, ovvero le possibilità offerte ai consumatori di saldare i propri acquisti con strumenti innovativi ed alternativi a quelli “tradizionali”, quali bonifici, carte di credito/debito e contante.

Secondo una recente analisi di una nota società di consulenza americana, il nuovo borsellino elettronico di Apple, chiamato Apple Pay, che viene ormai installato su tutti i dispositivi della Mela, rappresenterà in poco tempo un nuovo standard di pagamento molto importante. Entro il 2019, infatti, grazie ad una crescita media annuale del 172%, verrà raggiunto un volume di transazioni pari ad un valore di 800 miliardi di dollari in un anno, saldate tramite l’Apple Pay. La crescita non sarà sollecitata solo dai consumatori che apprezzeranno la comodità di centralizzare nel proprio device mobile l’accesso ai propri conti correnti, ma anche e soprattutto grazie all’adozione delle principali catene di Retailer statunitensi di tale sistema. La confi gurazione del mercato USA infatti vede protagonisti alcuni Big Player in grado di determinare il successo di una tecnologia rispetto ad un’altra nel momento in cui vi sia una convergenza nell’adozione. Un mercato che avrà un valore di 4.700 miliardi di dollari di transato diviene un terreno in cui banche e società specializzate in sistemi di pagamento dovranno fronteggiare quindi “nuovi” pericolosi nemici quali Apple, Google, Amazon, Square e tanti altri nuovi operatori.

In Italia vi è anche un certo fermento riguardo a quanto avviene presso le casse della GDO e delle catene dei Retailers. Tuttavia, con un fatalismo tutto italiano, non sembrano essere principalmente i sistemi di pagamento ad essere sotto il focus dell’attenzione, forse perché si attende in primo luogo di capire come evolverà il mercato USA, per poi recepirne i trend. Nel Belpaese si sta invece giocando, complice le nuove norme contenute nella Legge di Stabilità, la partita dei lettori dei buoni pasto elettronici. È un mercato, il cui valore è stimato essere pari a 3 miliardi di Euro all’anno, che coinvolge quotidianamente 2 milioni di persone che li dovrebbero utilizzare quale sostitutivo del pasto meridiano: un terzo dei buoni, tuttavia, viene speso presso la GDO per la spesa alimentare (e non…). La recente novità è il sostegno legislativo alla dematerializzazione dei buoni pasti, tramite tessere magnetiche con chip, dove vengono caricati i buoni che possono essere così distribuiti e tracciati in modo più effi ciente. Il problema sollevato recentemente dalle catene della GDO, con blocchi parziali nell’accettazione, è che ciascuna società emettitrice ha facoltà di distribuire i propri lettori di tessere magnetiche riuscendo a far lievitare il numero di terminali dedicati da installare presso ciascuna cassa. Si richiede quindi a gran voce un lettore unico, magari integrato con i sistemi cassa. Una disputa tutta italiana, mentre oltreoceano si decidono partite davvero molto più importanti.

 

Diego Martone

Ricercatore, partner di Demia, società di consulenza strategica e innovazione per le imprese (demia.it)