Vino, la vendemmia 2017 fra le più scarse dal dopoguerra

La produzione di vino e mosto nel 2017 sarà di 41,1 milioni di ettolitri, con un calo di ben 13 milioni di ettolitri rispetto a quella del 2016, vale a dire circa il 25%. E’ quanto indicano le prime previsioni di Assoenologi, stando alle quali tutte le regioni italiane fanno registrare consistenti diminuzioni, con punte del 35-40% in Sicilia e Umbria, a causa della siccità e del grande caldo delle ultime settimane; unica eccezione la Campania che, dopo la difficile vendemmia della scorsa stagione, fa registrare un aumento del 5%. Numeri che collocano il 2017 tra le sei vendemmie più scarse dal 1947 a oggi: in quell’anno la produzione fu di 36,4 milioni di ettolitri, 40,4 milioni nel 1948, 41 milioni nel 1949 e 1950, 41,1 milioni nel 2012.

“Le nostre stime quantitative – spiega il presidente dell’associazione, Riccardo Cotarella – sono riferite alla situazione riscontrata dai colleghi delle 17 sedi periferiche dell’Assoenologi tra la seconda e la terza settimana di agosto, vale a dire quando la quasi totalità dell’uva era ancora sulle piante. Purtroppo, visto il perdurare della siccità e delle alte temperature al Centro-Sud, non è da escludere che ci siano altre consistenti perdite nella produzione di uva“. Entro la fine di agosto Assoenologi comunicherà una stima dettagliata sulla produzione riferita alle singole regioni italiane.

Anche secondo Coldiretti, sulla base dei dati Istat sul commercio estero, “per effetto delle condizioni climatiche anomale, quest’anno la vendemmia sarà tra le più scarse del dopoguerra”. Per l’associazione dei coltivatori, “la vendemmia del 2017 per effetto del caldo e della siccità si classifica come la più precoce dell’ultimo decennio. Con un anticipo di circa dieci giorni rispetto allo scorso anno, è dunque in forte calo per il bizzarro andamento climatico, con un inverno asciutto e più mite, un precoce germogliamento della vite, che ha favorito danni da gelate tardive, ma anche siccità persistente e episodi localizzati di grandinate“.

Cali del 40% sono previsti in Lazio e Umbria, del 35% in Sicilia, del 30% in Toscana, Puglia, Abruzzo, Molise, Liguria, Basilicata, Calabria e Valle d’Aosta, del 25% nelle Marche e in Lombardia; in Sardegna del 20%, mentre in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto il calo è del 15% e in Trentino Alto Adige del 10%. In controtendenza – come detto – la Campania, dove si stima un aumento del 5%.

Nonostante il calo di produzione, vola la domanda del vino italiano all’estero che, con un aumento del 6,3% in valore, fa registrare il record storico rispetto allo scorso anno, quando erano stati raggiunti i 5,6 miliardi di euro su base annua.