Videolotterie, sono pubblici esercizi? La legge dice di sì

Con l’avvento delle videolotterie (altrimenti dette: Vlt) sul mercato italiano, nel 2009, si veniva a creare una nuova tipologia di locale pubblico: gli ‘ambienti dedicati’ identificati dal Testo Unico di Pubblica Sicurezza come le uniche location in cui è possibile istallare tale tipologia di apparecchi da intrattenimento con possibilità di puntata e vincita massima decisamente superiore alle slot “da bar”. Nel chiaro intento di creare delle sale da gioco ad hoc, per distinguere l’offerta sulla base di punti vendita specializzati (sale da gioco, agenzie di scommesse, bingo, etc.) o generalisti (bar, tabacchi, etc.). Quello che non era chiaro però, fino a qualche tempo fa, era se tali nuove location potessero considerarsi o meno dei ‘pubblici esercizi’ come gli altri. A togliere ogni dubbio è stato il Tar di Bolzano, con una recente sentenza assai rilevante per l’industria del gioco e non solo, con la quale ha annullato la normativa provinciale che vietava le slot in alcune zone del territorio. Il tribunale, esprimendosi sulla eventuale rimozione delle slot “già installate negli esercizi pubblici…”, ha affermato che “deve qualificarsi pubblico esercizio, ai sensi del Tulps e della disciplina provinciale dettata in materia, ogni luogo di esercizio di un’attività d’impresa, avente ad oggetto una prestazione d’opera o di servizio rivolta al pubblico, il quale vi possa accedere liberamente (mentre irrilevante è il divieto di accesso a determinate categorie di persone, quali i minori d’età, trattandosi di limitazione inerente alle modalità di esercizio dell’attività, non incidente sulla sua natura)”. Come in parte già anticipato dalla recente sentenza del Consiglio di Stato (11 settembre 2013, n. 4498). Concludendo quindi che “quali esercizi pubblici, le sale dedicate erano dunque assoggettate ai divieti di localizzazione posti dalla legge provinciale”. Ebbene, alla luce della sopra citata definizione e dell’art. 86, quarto comma, del Tulps, sia gli esercizi commerciali abilitati all’installazione dei suddetti apparecchi da gioco, sia le “sale dedicate” vanno considerati a tutti gli effetti quali esercizi pubblici e, quindi, ricadono nella prescrizioni normative ad essi rivolte. In effetti, in molte di queste sale viene offerta anche l’attività di somministrazione, sia pure in modalità accessoria e non prevalente. Ma comunque esistente. Insieme, spesso, ad una vera e propria offerta di ristorazione. Ecco quindi che per fornitori e distributori si tratta di una nuova opportunità di mercato, anche piuttosto rilevante, osservando i numeri riportati in scheda: rimane invece da capire come vengono visti tali locali dagli esercenti ‘tradizionali’ e dalle accademie, per esempio di barman e chef. Va anche detto che in questi ambienti si sta delineando un nuovo scenario, con le sale più attrezzate da questo punto di vista che puntano molto sugli eventi legati al mondo del Food & Beverage per differenziare ed ampliare la loro offerta, organizzando cocktail party, degustazioni o show di live cooking. Del resto, il legame tra il mondo del gaming e della somministrazione è da considerarsi innato e oggi trova solo una nuova img4317organizzazione e un ulteriore sviluppo. Che, a quanto pare, piace anche ai consumatori.

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