pubblici esercizi
24 Marzo 2014
Il drammatico paradosso dell’accesso al credito finanziario è il fatto che proprio chi ne avrebbe più bisogno viene tagliato fuori dalla mancanza di garanzie, o dalla loro insufficienza: in Italia, quanti bar e ristoranti hanno dovuto chiudere, o non hanno mai aperto, a causa delle crescenti difficoltà nell’ottenere un prestito dalle banche? E quanti piccoli imprenditori, ricoperti dai debiti, sono caduti per disperazione nelle maglie dell’usura ?
Il microcredito – nato negli anni 80’ tra le campagne del Bangladesh – punta a risolvere queste contraddizioni con una ricetta semplice: garantire piccoli prestiti a chi è escluso dal circuito finanziario convenzionale. Ha funzionato per salvare dalla fame i contadini del sud del mondo, e oggi si sta diffondendo sempre di più anche qui, nell’Europa post-crisi travolta dal “credit crunch”. Nei Paesi dell’Unione Europea il microcredito è definito come “credito non assicurato per una somma fino a 25mila euro”, e il suo valore complessivo è aumentato di un terzo dal 2008 al 2011, con Spagna e Italia a fare da capofila.
Dal 2007 al 2013 la società italiana Permicro ha erogato 3700 microprestiti, per un totale di 20 milioni di euro. A usufruirne famiglie, ma anche piccole imprese, molte delle quali nel settore della ristorazione (ecco alcuni esempi dal sito di Permicro). Oggi esistono molte altre realtà specializzate in microcredito, diffuse su tutto il territorio nazionale, spesso affiancate da contributi erogati pubblicamente, soprattutto a livello regionale: dal progetto Microcredito Donna all’onlus Micro.bo nel bolognese, dalla fondazione don Mario Operti nel torinese alla Mag 2 Finance di Milano – e poi ancora molte, molte altre (vedi questo articolo.
Veniamo al punto cruciale: i tassi di interesse. In Italia vanno mediamente dall’1-3% al’8-9%. Non male, considerando i finanziamenti convenzionali e le percentuali medie decisamente più elevate riscontrabili all’estero. Certo, con un microprestito non si fanno miracoli. Ma, come insegna il caso del crowdfunding, dietro a queste cifre con pochi zeri si nasconde un tesoro molto più grande: la fiducia verso l’altro. Forse l’unico modo efficace per fare uscire il Paese da una crisi che non è soltanto economica, ma ha radici più profonde e difficili da estirpare.
Il Vocabolario continua, non perdetevi la N!
Massimo Airoldi (@massimoairoldi)
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