La plastic tax secondo Fipe: “E’ una medaglia a due facce”

Quello della plastic tax resta uno degli argomenti più battuti negli ultimi mesi. L’imposta di consumo, rinviata al 2023 e di cui si parla in questo articolo, viene definita una medaglia a due facce da Fipe.

“Se giudichiamo la norma in relazione alla situazione contingente – afferma Roberto Calugi, direttore generale della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, credo che l’ulteriore proroga alla sua definitiva applicazione rappresenti una buona notizia per un mercato come quello del fuori casa, che ha già dovuto fare letteralmente i conti con i pesanti riflessi imposti dalle chiusure rese necessaria dell’emergenza pandemica. L’impatto dalla misura avrebbe potuto infatti mettere in ulteriore difficoltà la ripresa del comparto”.

E questo anche alla luce del fatto che la misura potrebbe incidere sul fuori casa in misura più ampio rispetto a quello della sugar tax. “Soprattutto nel canale della ristorazione veloce e del catering – afferma Calugi – la plastic tax è destinata ad avere un portato più ampio, imponendo una ristrutturazione, per esempio, del comparto stoviglieria”.

Fipe getta però lo sguardo anche oltre il momento attuale. E qui sta l’altro lato della medaglia. “È del tutto evidente – chiarisce Calugi – che il 40-45% degli italiani è oggi attento ai temi dell’ecologia, del buon mangiare, del buon bere. E la normativa che riguarda la plastica si inserisce esattamente in questa linea. Punta infatti a incentivare l’adozione di un’offerta più attenta alla salute dei consumatori: Una tendenza che può fare bene anche a una parte importante dei canali dell’away from home. In una prospettiva di lungo periodo, quindi, il nostro giudizio sulla misura non è negativo: vanno nella direzione che la domanda sta già esprimendo”.

COSA ACCADE ALL’ESTERO?
Anche gli Stati Uniti potrebbero avviarsi verso l’adozione di una plastic tax. La proposta di legge presentata al Congresso questa estate, prevede l’applicazione di un’accisa di 5 centesimi di dollaro sulla plastica vergine contenuta nei prodotti monouso (per esempio, gli imballaggi). I proventi della nuova imposta verrebbero collocati in un Virgin Plastic Trust Fund, metà del quale sarebbe destinato alla fiscalità generale degli Stati Uniti; l’altra metà verrebbe invece impiegata per il finanziamento di attività di protezione dell’ambiente e degli oceani.