Fipe contro gli home restaurant: “Servono regole e tassazione comuni”

Chi vuole fare il ristoratore apra un ristorante. E’ la posizione senza se e senza ma di Fipe che ha preso una posizione contro il caso degli “home restaurant” scoppiato in Liguria.

Dopo il caso di Nonna Leo, l’home restaurant genovese multato per non aver rispettato le regole regionali ed essersi comportato di fatto come un vero ristorante, per l’associazione di categoria dei pubblici esercenti è venuto il momento di esprimere una posizione chiara: “Gli home restaurant devono rispettare ovviamente le regole. Ma noi riteniamo che sia concorrenza sleale la loro anche in caso le leggi le rispettino“, ha detto Alessandro Cavo, Presidente di Fipe Confcommercio Liguria.

Che ha aggiunto: “Vi è un modo per esprimere il proprio talento in cucina assolutamente regolare e rispettoso dei propri colleghi ed è aprire un ristorante. Visto che tutti noi lo abbiamo fatto, lo possono fare anche gli altri. Aprire un ristorante significa andare incontro a investimenti ingenti, una tassazione forte e anche al rispetto di una serie di regole riguardanti la sicurezza alimentare, antincendio, sul lavoro“.

Come si ricorderà, il locale genovese era stato multato per attività di ristorazione abusiva con una sanzione pari a 5mila euro. La motivazione? Non rispettava i canoni e le regole dei cosiddetti “home restaurant”, attività di ristorazione casalinga che devono però seguire regole precise. Sono infatti abitazioni private all’interno delle quali la legge regionale permette di organizzare cene a pagamento per un massimo di 10 volte l’anno con un numero prestabilito di commensali paganti.

Stesso mercato, stesse regole, stessa tassazione: abbiamo sempre visto gli home restaurant un modo per fare ristorazione senza sottostare a quello che è il mercato della ristorazione e alle regole di concorrenza. I ristoranti sono un’impresa molto impegnativa dal punto di vista economico, la marginalità negli ultimi decenni è diminuita enormemente, abbiamo vissuto due anni di pandemia che hanno chiuso buona parte delle attività e solo adesso ci stiamo rialzando. Per le imprese ancora in vita si è recuperato un terzo di quanto perso nella pandemia, la strada è ancora lunga. Avere queste attività è un sistema da condannare“, ha concluso Cavo.