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13 Maggio 2022

Distillatori italiani: "E' allarme costi, intervenga il Governo"


Distillatori italiani:

I distillatori italiani, senza bottiglie e con il prezzo del metano aumentato del 400%, sono in allarme. E chiedono aiuto al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti per superare questo momento di crisi.

Senza adeguati ed immediati interventi da parte del Governo per contrastare l’impennata dei costi energetici e delle materie prime, il settore distillatorio, fondamentale, nell’equilibrio delle filiere agroalimentari ed esempio virtuoso di economia circolare, rischia una profonda crisi dalla quale probabilmente molte aziende non riusciranno a risollevarsi”, recita una lettera inviata al Ministro Giorgetti da AssoDistil, l’associazione nazionale dei distillatori di alcole ed acquaviti.

"Il settore della distillazione e delle bevande spiritose svolge da sempre un ruolo essenziale nell’equilibrio della filiera vitivinicola ed agroalimentare nella logica dell’economia circolare - continua la lettera - grazie al riutilizzo dei sottoprodotti della vinificazione ed alla lavorazione di frutta e cereali, valorizzati in distilleria per produrre alcole, additivi alimentari naturali, coloranti naturali, fertilizzanti, energia elettrica e termica rinnovabile in impianti a biomassa o impianti di biogas e biometano, senza dimenticare l’importanza fondamentale dell’alcol etilico prodotto dalle nostre aziende nel contrasto alla pandemia da Covid-19". 

E ancora: "Il drammatico aumento dei costi energetici, cominciato già a decorrere dall’anno passato ed esacerbato dall’attuale conflitto tra Ucraina e Russia, sta incidendo sensibilmente sull’attività industriale ed in particolare in un settore altamente energivoro come quello distillatorio, già provato dalle conseguenze derivanti dalla situazione pandemica non ancora conclusasi".

Per questi motivi, oggi le aziende devono fronteggiare un aumento dei costi del metano di oltre il 400% nei primi 4 mesi dell’anno oltre ad aumenti medi dei prezzi delle materie prime agricole di oltre il 50% in un anno di cui alcune prodotte proprio in Ucraina.

In questo scenario, le aziende produttrici delle prestigiose acquaviti e liquori nazionali, come la Grappa IG, già pesantemente penalizzate durante la fase acuta della pandemia Covid19 dalla chiusura delle attività del circuito horeca, oggi si trovano a dover fronteggiare anche il “caro vetro” (con aumenti del 15% solo in aprile) nonché problemi di approvvigionamento causati dalla difficoltà di reperimento della silice e della Soda da parte delle vetrerie e dell’aumento dei costi energetici. Se a tutto questo si aggiunge l’impatto dell’aumento dei costi del packaging, dei trasporti e la difficoltà a rinegoziare durante l’anno le condizioni contrattuali con la gdo, si comprende come la situazione del settore della distillazione sia in grandissima sofferenza con il reale rischio che le aziende siano costrette a chiudere la propria attività.

Le misure finora adottate dal Governo non sono sufficienti ad arginare i problemi di costi ed approvvigionamenti dei produttori di acquaviti e liquori e sono ad ogni modo temporanee e non idonee a consentire alle imprese di operare adeguate programmazioni finanziarie”, dice a questo proposito Sandro Cobror, direttore di AssoDistil.

"E’ necessario un intervento del Governo che, oltre ad individuare rapide soluzioni per permettere un contenimento ed una stabilizzazione dei costi dell’energia e delle materie prime, consenta anche al settore distillatorio di continuare a svolgere il ruolo fondamentale di equilibrio delle filiere agricole a monte, nonché di fornitore di presidi indispensabili in tempi di pandemia, come l’alcole etilico, e di produttore di formidabili liquori e distillati, simbolo del Made in Italy esportati nel mondo da secoli”, aggiunge Sebastiano Caffo, presidente del Consorzio Nazionale Grappa.

Che aggiunge: “La soluzione, almeno per mantenere stabili i prezzi a livello nazionale, come già avvenuto da tempo negli Stati Uniti d’America per i craft spirits, può essere una riduzione dell’accisa sulle bevande alcoliche tradizionali Italiane, come le Grappe IG e gli Amari, che per coprire i maggiori costi degli ultimi mesi si può quantificare nel valore di 2,50 €/L anidro in modo da preservare la filiera nazionale ed evitare l’aumento dei costi al consumo”.

A queste dichiarazioni fa eco Cesare Mazzetti, presidente del Comitato Nazionale acquaviti e liquori di AssoDistil che chiede al Governo un intervento per mitigare l’aumento dei costi delle materie prime, come fatto recentemente per altri settori.

TAG: CAFFè DIEMME,SEBASTIANO CAFFO,ASSODISTIL,CONSORZIO NAZIONALE GRAPPA,SANDRO COBROR

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