Energia e materie prime: boom dei costi per bar e ristoranti

Dalla pasta al gelato, dal tramezzino all’energia. Per aziende e pubblici esercizi, la “tempesta perfetta” causata dall’aumento delle materie prime sembra non avere fine, dopo che la crisi ucraina ha iniziato a mettere a dura prova un settore già tra i più colpiti dalla pandemia.

L’allarme arriva da più fronti, primo fra tutti un’indagine condotta dall’associazione dei consumatori Consumerismo No Profit e dal Centro Ricerca e Studi di «Alma Laboris Business School», che ha messo a confronto i prezzi di un paniere di 100 elementi tra beni e servizi, analizzando le differenze esistenti tra i listini al dettaglio in vigore negli ultimi tempi della lira e quelli odierni.

Pioggia di aumenti, in testa il cono gelato
Ebbene, se i prezzi di beni e servizi hanno subito una costante crescita negli ultimi anni, al punto che i listini di alcuni prodotti sono addirittura triplicati negli ultimi 20 anni, alcune “merci” sono salite molto più di altre. Un esempio? Il cono gelato, che nel 2001 costava 1.500 lire (0,77 euro), oggi viene venduto nelle gelaterie in media a 2,50 euro (+224,7%). Molto più caro è diventato anche mangiare fuori: la classica margherita consumata in pizzeria ha subito un aumento del 93,5%, il supplì è salito d quasi il 124%, mentre il tramezzino al bar del +198,7%. Stessa musica anche per la colazione al bar (cappuccino e cornetto) costa il 93,3% in più, mentre la pausa caffè ha subìto un ritocco all’insù del 55,2% a causa delle incertezze sui raccolti.

Pasta, prezzi su del 10%
A complicare ulteriormente le cose per bar e ristoranti, oltre che per il potere d’acquisto delle famiglie, è il rialzo del prezzo dei cereali dovuto alla situazione in Ucraina. A segnalare il rischio aumenti è la Coldiretti, che sottolinea come il grano duro proveniente dall’estero pesa per il 40% sulla produzione di pasta tricolore. Risultato: il prezzo della pasta, insieme a tutti gli altri prodotti a base cereale, potrebbe superare il 10%. Un incremento, dice ancora l’associazione, che si aggiunge a quello, di pari importo, avvenuto alla fine dello scorso anno. 

Energia e gas, spesa a 19,9 miliardi (+76%)
A complicare ulteriormente il 2022 delle imprese del commercio, della ricettività e della ristorazione arriva poi l’aumento della bolletta energetica. Nonostante le misure di contenimento già adottate dal governo, secondo una recente indagine di Confcommercio, svolta in collaborazione con Nomisma Energia, i prossimi dodici mesi vedranno il boom dei costi per gas ed elettricità, con una spesa complessiva che passerà da 11,3 miliardi di euro del 2021 a 19,9 miliardi (+76%). In particolare, per l’elettricità, le imprese di questi settori vedranno un consumo complessivo di 22 miliardi di chilowattora che, con le nuove tariffe in vigore dal 1° gennaio, spingeranno all’insù la bolletta da 7,4 miliardi di euro del 2021 a 13,9 nel 2022. A questa spesa si deve poi aggiungere quella per il gas che, con un consumo complessivo di 5 miliardi di metri cubi, vedrà la bolletta aumentare da 3,9 miliardi di euro nel 2021 a 6 miliardi nel 2022.

Caro energia: i “numeri” settore per settore
Nel dettaglio dei singoli settori, gli aumenti medi, su base annua, sarranno i seguenti: per gli oltre 30mila alberghi italiani la spesa per la bolletta elettrica passerà da 49 mila euro a 79 mila euro, un aumento del 61% solo in parte mitigato dalle offerte a prezzo fisso che qualcuno è riuscito ad ottenere sul mercato libero. A questo poi si aggiunge la bolletta del gas che passa da 10 mila a quasi 20mila euro. Per un albergo tipo (con consumi di 260 mila chilowattora/anno di elettricità e 18 mila metri cubi di gas), la spesa annua passa da 59 mila euro a 98 mila euro. Pesanti aumenti si registrano anche per i 140 mila bar d’Italia, la cui bolletta elettrica passerà in media da 4mila a 7mila euro per salire, con il costo del gas, da 5mila a 10mila euro in totale. Anche i quasi 200mila ristoranti registreranno una maggiore spesa elettrica che passerà da 7mila a 12mila euro che, con il gas, farà segnare un maggiore costo totale che da 11mila euro toccherà quota 19mila euro.