Congiuntura, Patuanelli: “Occorre un altro recovery plan”

Congiuntura, Patuanelli: “Occorre un altro recovery plan”Le difficoltà congiunturali dovute al rincaro delle materie prime, al caro energia e alla flessione dei consumi pone nuove sfide anche per il settore agroalimentare.

Il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, ospite al Food Industry Summit de’ Il Sole24Ore, se da un lato tranquillizza sull’attuale disponibilità delle materie prime agricole all’interno della Ue, dall’altro richiama alla necessità di mettere in atto un approccio comunitario paragonabile a quello adottato per contrastare la crisi economica dovuta alla Pandemia.

Occorrono misure straordinarie

Occorrono strumenti come l’Energy recovery fund e un fondo per affrontare l’aumento dei costi di produzione finanziati con debito comune. L’Europa ha sospeso per questa campagna i tempi di riposo dei terreni per incrementare la produzione interna, ma bisogna scongiurare il rischio di retrocedere dagli obiettivi di sostenibilità di medio-lungo periodo del settore primario (Farm to Fork, Biodiversity strategy, ecc)“, ha detto il ministro.

Che ha aggiunto: “Per conciliare le due esigenze occorre puntare sull’innovazione 4.0, ma è impensabile che un produttore medio italiano (circa 8 ettari) possa permettersi di acquistare sistemi di agricoltura di precisione, per questo stiamo mettendo in campo delle politiche, di concerto con i consorzi e le Organizzazioni dei produttori, finanziando i contratti di filiera, di cui la condivisione tecnologica è un aspetto, con 1,2 miliardi di euro, in modo che anche il piccolo possa continuare a fare prodotti artigianali ma con sistemi di produzione avanzati”.

La filiera integrata contro l’italian sounding

Da parte sua, il settore agricolo, rappresentato da Confagricoltura e da Cia, lamenta una non equa redistribuzione dei rincari lungo la filiera.

La più delusa dal fallimento della globalizzazione è proprio la Comunità europea che aveva pensato di poter smantellare il proprio sistema di produzione trasformandosi in un giardino e affidando il lavoro “sporco” ad altre parti del mondo lontane“, ha sottolineato nel corso del convegno Luigi Scordamaglia, Consigliere delegato Filiera Italia punta il dito verso le incongruenze dell’Europa.

Nella difficoltà economica l’export resta la chiave di forza delle aziende agroalimentari italiane. Lo scorso anno sono stati raggiunti 52 miliardi e si continua a crescere anche nel I trimestre del 2022 (+21%). “Possiamo guardare all’obiettivo dei 100 miliardi di euro, ma deve cambiare il modo di raccontare il made in Italy. La sostenibilità è un tassello di questo racconto insieme alla filiera legata ai territori“, ha concluso Scordamaglia.