Debutta Vinitaly, guardando all’export

Con 4.200 espositori provenienti da 20 Paesi, Vinitaly conferma Verona come piazza privilegiata per il business. Nella giornata inaugurale della manifestazione è emersa con forza la necessità di dare una scossa al sistema Italia, per consentire alle imprese di ripartire. Tagliando innanzitutto una burocrazia soffocante, che, secondo diversi calcoli, «pesa» per 100 giorni lavorativi, 6 centesimi a bottiglia, due chilogrammi di carta per ogni litro di vino che si sposta sull’asse produttore-consumatore.

Altro punto fermo emerso in questo contesto è stata l’opportunità di scommettere sempre di più sull’export, con i grandi vini a fare da apripista per il made in Italy.

Anche se questo comporta, parallelamente, sforzi per ridare al settore agroalimentare la centralità che merita, rappresentando il primo settore in chiave di Pil europeo. «Serve un’inversione di rotta – ha spiegato il vicepresidente della Commissione europee, Antonio Tajani – perché quattro milioni di imprenditori italiani devono contare di più in Europa. Per questo vigilerò che i debiti pregressi della Pubblica Amministrazione vengano pagati».

Per promuovere l’export bisognerà anche sconfiggere la piaga della contraffazione che, ha proseguito Tajani, «danneggia il cuore delle imprese, la salute dei consumatori e il sistema imprenditoriale, a vantaggio nove volte su dieci della malavita. Come Commissione europea stiamo cercando di stringere un accordo con la filiera agroalimentare dell’Ue, ma se questo non sarà possibile sarò costretto a intervenire, unitamente al commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Cioloþ, per via legislativa».

Contro la burocrazia è intervenuto anche il ministro per le Politiche agricole, Mario Catania. «In tema di semplificazioni resta moltissimo da fare – ha sostenuto Catania – Il governo Monti ha fatto partire il processo tra mille difficoltà, ma le riforme fatte sono parziali e c’è molto cammino da fare».

Naturalmente Catania ha affrontato pure questioni più tecniche, come la liberalizzazione del diritto di impianto dei vigneti. «È uno scenario che abbiamo alle spalle – ha infatti–. Abbiamo un percorso davanti in cui la regolamentazione resterà per non destabilizzare il comparto e per non delocalizzare il vigneto dalla collina alla pianura. A Bruxelles abbiamo ottenuto la conferma della dotazione finanziaria per la promozione, sono per l’Italia quasi 400 milioni su base annua di risorse destinate all’Ocm vino nell’arco di sette anni, che sono quelli della prossima programmazione della Pac».

Più difficile, invece, la risoluzione del problema dello zuccheraggio del vino, «dove ci siamo dovuti accontentare a livello europeo di qualche progresso, non di più».