pubblici esercizi

19 Ottobre 2017

Pubblici esercizi e terzo settore: giro di boa per la normativa

di Carmela Ignaccolo


Pubblici esercizi e terzo settore: giro di boa per la normativa

Mentre il caldo di agosto attanagliava le città, il Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 (meglio noto come “Codice del Terzo settore”) entrava in vigore, completando l’attuazione della legge 106/2016 “Delega al Governo per la riforma del Terzo Settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale”. In questo modo il cerchio si chiudeva, fornendo una risposta (più o meno gradita, a onor del vero) a numerosi interlocutori che già in passato avevano lavorato alacremente alla stesura delle Linee Guida.

COORDINATE

Ma cos’è esattamente il Terzo Settore? Una definizione esaustiva la fornisce il comma 1 dell’articolo 3 del nuovo codice, che recita: “Sono enti del Terzo settore le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore.”

QUESTIONE DI CONCORRENZA

Quando l’attività del Terzo Settore si sovrappone a quella dei Pubblici Esercizi, configurando una situazione di concorrenza sleale? Il problema nasce per via del regime facilitato (tipico del mondo del non profit) in base al quale la legge consente di operare a sagre, circoli e feste private: eventi che, pur non avendo per definizione scopo di lucro, non sempre – è questo il problema ripetutamente riscontrato – sono realmente estranei da intenti puramente commerciali. Anzi. Sul problema della “ristorazione sommersa” Fipe, che da anni denuncia la cosa, ha di recente pubblicato dei dati che raccontano con chiarezza l’ampiezza del fenomeno: sono ben 27.300 le sagre fasulle, per un fatturato complessivo di 558.909.000 euro (il tema verrà trattato più approfonditamente in un articolo nelle pagine successive), mentre ammonta addirittura a 5,2 miliardi di euro quello di circoli culturali, circoli sportivo-ricreativi e agriturismi. Il che – come ha sottolineato il presidente Lino Enrico Stoppani – non solo si traduce in una perdita di imposte dirette e contributi pari a 710 milioni di euro, ma penalizza pesantemente quei Pubblici Esercizi che lavorano nel pieno della legalità. Senza dubbio, la pubblicazione del nuovo codice contribuirà a dare nuove risposte e certezze aggiuntive. Tuttavia alcuni punti (in particolare – come suggerisce un intervento successivo – gli artt. 70 e 85) meriterebbero ulteriori aggiustamenti.

NUMERI DEL TERZO SETTORE

Il comparto occupa 1 milione di lavoratori e 5 milioni di volontari. Circa il 75% degli italiani svolge un’attività gratuita a beneficio di altri o della comunità. (fonte Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

L’ITER CHE HA CONDOTTO ALL’EMANAZIONE DEL CODICE DEL TERZO SETTORE

  • 12 aprile 2014 viene annunciata la riforma del Terzo Settore
  • 9 aprile 2015 la Camera approva in prima lettura il Disegno di Legge Delega
  • 30 marzo 2016 il Senato approva in prima lettura il Disegno di Legge Delega
  • 25 maggio 2016 la Camera approva in via definitiva il Disegno di Legge Delega
  • 3 luglio 2016 la Legge 106/2016 viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale

Il Codice del Terzo Settore? Un’occasione persa

Il business delle false sagre? Vale 600 milioni di euro esentasse

Pubblici esercizi e terzo settore: giro di boa per la normativa

TAG: CAFFè DIEMME,NORMATIVA,MIXER 300,TERZO SETTORE

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