Mediobanca: nel 2022 vincono bollicine e vini premium

Una crescita del 4,8% nel 2022, che potrebbe arrivare al 5,6% per l’export. Sarà un anno positivo quello dei principali produttori di vino italiani, 251 società che hanno partecipato all’Indagine sul settore vinicolo nazionale realizzata dall’Area Studi di Mediobanca.

Trainano le bollicine

A spingere le vendite, sarà soprattutto il riconfermato successo delle bollicine (+5,7% i ricavi complessivi, +7,5% l’export,) mentre per i vini fermi l’aspettativa è un po’ più contenuta (+4,6%, +5,3% l’export). In particolare, il 91,7% dei principali produttori di vino prevede un incremento dei ricavi a due cifre nel 23,3% dei casi (ma la quota cala all’87% se si guarda all’export). Le aziende più fiduciose sono quelle che puntano alla vendita diretta e ai mercati europei, mentre più scettici sul futuro sono gli operatori esposti sul canale off trade (GDO e Retail), per il rischio inflazione.

Ho.Re.Ca. a +28,1% nel 2021

Dopo un 2020 caratterizzato da una significativa contrazione delle vendite (principalmente per la chiusura del canale Ho.Re.Ca), il 2021 per queste società si è chiuso con un aumento del fatturato del 14,2% (+14,8% il mercato interno, +13,6% l’estero). L’Ebit è passato dal 5,4% del 2020 al 6%, e il risultato netto dal 4,2% al 4,3% del fatturato. I vini frizzanti (+21%) hanno accelerato più di quelli fermi (+12,4%), mentre le cooperative (che avevano sopportato meglio le conseguenze della pandemia) hanno contenuto la crescita al +9,2% contro il 19,6% di Spa e Srl. Il 41,2 dell’export è nei Paesi europei, seguito dal 34,1% nel Nord America (34,1%); crescita importante (+22,8%) per l’America centro-meridionale. Il 2021 ha preservato il canale della grande distribuzione che, stabile al 35,6% del mercato, è cresciuto a valore del 13,5% e ha decretato la ripresa dell’Ho.Re.Ca. (+28,1%), che passa dal 15,6% al 15,9% in termini di valore.

Vini premium e sostenibilità

Nel suo report, l’Area Studi di Mediobanca segnala anche due trend in consolidamento: la “premiumizzazione” dei consumi e la maggiore attenzione alla sostenibilità, salubrità e rispetto per l’ambiente. Nel 2021, infatti, la ripartenza del fuori casa ha trainato le vendite dei vini posizionati su fasce di prezzo più alte a discapito di quelli più accessibili: +33,2% per i vini Icon (con una quota passata dall’1,8% del 2020 al 2,1% nel 2021), e aumenti a doppia cifra anche per tutti i segmenti della fascia Premium (Premium +14,5%, Super Premium +24,5%, Ultra Premium +32,7%).

Crescita più contenuta invece per i vini Basic (+8,7%) che tuttavia concorrono alla formazione di poco più della metà del fatturato complessivo (market share del 52%, era il 53,7% nel 2020). Nella crescente attenzione per la sostenibilità, si inserisce l’interesse per i vini biologici che, sebbene rappresentino ancora una nicchia (3,3% delle vendite complessive nel 2021), sono cresciuti del +11% rispetto all’anno precedente. In aumento anche i vini vegani (+24,8%), che esprimono il 2,2% del fatturato, i naturali (+6,9%) e i biodinamici (+2,4%) la cui presenza sul mercato è ancora marginale.

E-commerce: oltre il 90% sulle piattaforme

In Italia, se si escludono le vendite online che transitano dai siti aziendali e da quelli della Gdo, oltre il 90% del wine e-commerce dei principali produttori viene intercettato da piattaforme online specializzate. Complessivamente, nel 2020, le principali piattaforme specializzate nella vendita di vino on-line hanno incrementato i propri ricavi del 132,8% sul 2019, e dai preconsuntivi 2021 risulta un ulteriore incremento superiore al 60% (a livello mondiale l’e-commerce pesa per il 4% nelle vendite di vino e si stima possa arrivare al 6% entro il 2025).

Per quanto riguarda l’analisi dei fatturati del triennio 2018-2020 dei principali pure player nazionali, la classifica vede in testa Tannico che nel 2020 ha fatto registrare ricavi per 37,1 milioni di euro, in crescita dell’83% sul 2019. Aumenti anche per Vino.com (+218,7%) che, superando i 30 milioni di euro, ricopre la seconda posizione e per Bernabei (+160,4%) a 25,9 milioni. Sopra i 10 milioni di euro anche il fatturato di Callmewine (12,4 milioni), in aumento del 93,3%. XtraWine, raddoppiando il proprio fatturato rispetto al 2019, supera i 7 milioni di euro mentre Winelivery si avvicina allo stesso importo dopo una crescita del 491,6%. Il 2020 è stato un anno di forte sviluppo anche per realtà di minori dimensioni, alcune delle quali, come Etilika, nate proprio in pieno boom.