L’impatto choc del Covid misurato con la fatturazione elettronica

Dall’Agenzia delle Entrate la fotografia economica di un anno di crisi. Si salvano pochi settori. Horeca e regioni turistiche le più penalizzate 

Chi l’avrebbe mai detto. La fatturazione elettronica, da strumento nato per contrastare l’evasione fiscale, viene ora utilizzata per monitorare e registrare l’andamento delle attività economiche colpite dalla crisi. Ne scaturisce una fotografia aggiornata quasi in tempo reale sull’impatto che la pandemia ha avuto, e sta ancora avendo, sul tessuto economico del Paese. A fare il punto su questo è oggi IlSole24Ore. 

Nella lettura per comparti economici ancora una volta il food-hospitality risulta il più penalizzato (-40,3%), seguito dai servizi alle famiglie (caregiver) che si assesta al 38,9%. Un dato questo prevedibile, visto che un po’ tutti abbiamo patito sulla nostra pelle la mancanza del “Fuoricasa”. Meno evidente invece, ma pur sempre pesante, è il calo subito dai datori di lavoro per personale domestico e alle attività di assistenza alla famiglia. 

Il primo dato che emerge è anche quello più preoccupante: l’Agenzia delle Entrate registra un calo di quasi 289 miliardi di imponibile compresa l’Iva (-11,2%) tra gennaio e novembre 2020 e lo stesso periodo del 2019. I dati sono aggiornati al 15 gennaioSe si prende come riferimento l’intero valore delle fatture elettroniche del 2019 pari a 2.926 miliardi, si intuisce al volo come l’effetto pandemico sia pesato per circa il 10%. 

I sistemi informativi dell’Agenzia restituiscono informazioni più dettagliate, sotto il profilo delle categoriedell’ambito geografico e temporalesebbene sempre in forma aggregata. Per esempio la fase più critica si è registrata ad aprile 2020, quando eravamo in pieno lockdown e le chiusure hanno avuto un impatto generalizzato. Proprio questo mese è stato utilizzato nei mesi successivi dal governo Conte come parametro di riferimento su cui fondare ristori e indennizzi a fondo perduto. Da maggio, con il superamento della prima ondata, la situazione è migliorata, per poi arrestarsi di nuovo in autunno con la recrudescenza pandemica. 

I dati evidenziano però anche lo sforzo compiuto in termini di resilienza, ovvero chi ha provato in tutti i modi a resistere. Il settore delle costruzioni per esempio fa segnare un calo di solo il 4,5%, e questo potrebbe essere merito del superbonus al 110% e degli altri incentivi sulla casaDa novembre 2020 c’è stata una vera e propria inversione di tendenza con un giro d’affari cresciuto del 4%. 

Pochi i segni positivi, come l’approvvigionamento di beni alimentari o la filiera tecnologica legata al mantenersi in contatto o aggiornati a distanza. Da un lato quindi l’agricoltura segna un positivo 1,8%, dall’altro i servizi di informazione e comunicazione la cui richiesta è aumentata con smartworking e didattica a distanza, sono cresciuti del 1,6%. 

Uno sguardo anche ai dati geografici, dove la regione Sardegna segna una variazione negativa del 25,2%, seguita da Friuli Venezia Giulia (-20,3%) e Valle d’Aosta (-17,4%, tutte regioni a forte vocazione turistica. Infine dal punto di vista della forma giuridica le società pagano il prezzo maggiore, con un calo dell’11,5% mentre autonomi, professionisti e ditte individuali hanno perso mediamente il 5,3%.