Il business delle false sagre? Vale 600 milioni di euro esentasse

Ogni anno nel nostro Paese si svolgono oltre 42 mila sagre, in media 5 per ogni comune, per un complesso di 306.000 mila giornate di attività ed un fatturato di 900 milioni di euro. Ma le medie, si sa, hanno l’effetto di diluire nello spazio e nel tempo un fenomeno che, al contrario, è fortemente concentrato nei mesi estivi e nelle destinazioni turistiche. Il risultato è che 8 sagre su dieci si svolgono tra giugno e settembre, i giorni di attività, complice la bella stagione, si allungano fino a coprire il 90% del totale. Ma il dato più preoccupante è che la gran parte di esse si configura come mera operazione commerciale senza alcun legame con i valori storici, culturali, ambientali del territorio.

Secondo una stima prudenziale sono almeno 32.000 le sagre che non hanno requisiti di autenticità e che generano un volume d’affari di circa 600 milioni di euro su cui non ci sono imposte e contributi. Scrive l’agenzia delle entrate regionale della Toscana: “In alcune località, le sagre assumono caratteri che talmente strutturate e talmente ripetitive nel tempo che le strutture logistiche (tendoni, cucine, capannette, etc.) non vengono mai rimosse. In conseguenza di ciò, tra una sagra “autorizzata” e l’altra, tali strutture vengono spesso utilizzate su richiesta e dietro corrispettivi, per eventi privati quali matrimoni, compleanni, comunioni e quant’altro dando luogo a fenomeni stagionali di vera e propria “ristorazione sommersa”.

A poco sono fin qui serviti i protocolli di intesa con le pro loco (si cita al riguardo quello tra Fipe e UNPLI del 2010) o i disciplinari finalizzati a dare riconoscibilità alle sagre autentiche perché la pressione del mercato risulta più forte di quella dei valori. Il risultato è che la proliferazione cresce e con esse il malcontento del mondo della ristorazione ufficiale che non solo si vede sottratte quote di mercato nei momenti dell’anno più favorevoli al business a vantaggio di operatori no profit (si fa per dire) che non sono tenuti a rispettare nessuna delle regole a cui invece devono sottostare gli operatori commerciali. Alcune indagini effettuate in Toscana hanno rilevato che otto imprenditori su dieci ritengono che la presenza del fenomeno sagre nel proprio comune sottragga alle imprese fino al 25% del proprio fatturato.

C’è dunque un problema di equità che viene prima di tutto. Nel momento in cui le imprese sono chiamate ad uno straordinario sforzo per resistere alle turbolenze della crisi diventano ancor più intollerabili le aree di privilegio di cui approfittano le finte sagre. Il principio “stesso mercato, stesse regole” non è uno slogan vuoto ma una bussola che deve guidare tutti coloro che hanno responsabilità di governo del territorio.

I NUMERI DELLE SAGRE… FALSE

Sagren. 27.300
sagre per comunen. 3,4
giornate complessiven. 198.900
giornate per sagran. 7,3
fatturato giornalieroeuro 2.810
fatturato per sagraeuro 20.473
fatturato complessivoeuro 558.909.000

Le giornate in cui si svolgono le sagre per mese
(val. %)

Gennaio0,5
Febbraio0,4
Marzo0,2
Aprile0,7
Maggio6,5
Giugno17,4
Luglio25,6
Agosto34,0
Settembre9,5
Ottobre2,7
Novembre1,8
Dicembre0,6

Fonte: elaboraz. C.S. Fipe su dati Regione Umbria

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