Gambero Rosso, a Milano, Trieste e Roma le migliori pasticcerie

Sono 23 le migliori pasticcerie d’Italia secondo il Gambero Rosso, come è emerso dalla presentazione della settima edizione della guida “Pasticceri & Pasticcerie 2020“. Tanti sono i locali ad avere ottenuto le Tre Torte, raggiungendo un ponteggio superiore a 90.

Premi speciali vanno quest’anno al “Pasticcere Emergente”: Marco Battaglia e Lavinia Franco di Marlà Milano. Novità dell’Anno: Harry’s Pasticceria a Trieste, mentre il re dalla “Miglior Pasticceria Salata” è Bompiani a Roma.

Per i curatori della guida ”l’alta pasticceria allarga sempre di più i suoi orizzonti con restyling dei locali che puntano alla valorizzazione dei prodotti e un’attenzione sempre maggiore da parte dell’hotellerie di lusso. Gli hotel con pasticcerie sono infatti il trend del momento: boutique in cui si punta ad una proposta d’eccellenza che seleziona le migliori materie prime da tutto il mondo, senza però dimenticare il territorio”.

A guidare la classifica delle eccellenze è la Lombardia con 6 insegne, seguono la Campania con 5, poi Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Sicilia con 2, infine Toscana e Trentino-Alto Adige con 1. Mentre si infoltisce il numero delle Migliori Due Torte (i locali che hanno un punteggio da 85 a 89) che passano da 54 a 60.

“L’appuntamento con la guida Pasticceri&Pasticcerie mette in luce un settore in continua e costante crescita ed evoluzione”, sottolinea Paolo Cuccia, Presidente di Gambero Rosso. “Il Gambero – ha ricordato – è da sempre attento ai maestri impegnati nell’utilizzo e nella trasformazione dei prodotti eccellenti che ne esaltano le qualità e riescono a produrre grandi capolavori, simbolo della creatività culinaria del nostro Paese”.

Per il terzo anno una sezione finale viene dedicata ai Migliori Pastry Chef. La pasticceria da ristorazione è un importante e intrigante capitolo dell’universo dolce, e questa appendice raccoglie i più interessanti talenti del settore che, in grandi ristoranti della Penisola, hanno il compito di sublimare con le loro creazioni l’ultimo atto del pasto.