Gabry Ponte porta i dj ad Amici

Il mondo dei grandi brand e oggi anche del piccolo schermo generalista è molto interessato ai disc jockey.
Molti nomi stanno per essere catapultati nel pop, cambiando faccia, aspettative e orizzonti all’intera categoria. Merito anche di Maria de Filippi. Il clubbing è il movimento che detta legge ovunque.

Gabry Ponte arriva dalla vecchia e storica repubblica dei ‘mettidischi’. Protagonista di un contest che ha avvicinato una famosa casa automobilistica come la Hyundai e una multinazionale del disco, il dj ha soprattutto portato definitivamente tutta la categoria in tivù, grazie a Maria De Filippi e ala trasmissione Amici.

Dopo aver fatto da giurato al programma deve aver catturato le attenzioni della moglie di Costanzo al punto che dalla prossima edizione non ci saranno più solo cantanti, ballerini e rapper, ma anche dj (un primo approccio della categoria lo si è notato durante lo scorso mese di luglio sul palco del “Music Summer Festival – Tezenis Live” con il contest “Best DJ” su Canale 5). Felice dell’esperienza e, confermata la presenza anche per la prossima stagione, la realtà di “Amici” con Maria De Filippi è davvero un elisir dell’eterna giovinezza per il dj e produttore piemontese che, da quando è sul piccolo schermo, è stato pesantemente criticato da diversi colleghi. Il dj è sdoganato in tivù, in Italia. È successo con Moreno e il mondo dei rapper: accade anche grazie a Ponte per i maghi della consolle.

Tivù, dj set, collaborazioni a livello di brand, discografia. Ma come fa Gabry Ponte a gestire tutto questo contemporaneamente?

Vi svelerò il segreto. Ho un team fantastico che lavora con me, la Danceandlove family. È a loro che va gran parte del merito del mio successo: Anna, Paolo, Francesco, Luigi, Paki, Frank, Claudio, Alex, Phaxo, Ivan, Lorenzo. A loro devo dire grazie. Lavoriamo tutti senza fermarci un attimo, giorno, notte, inverno, estate, in studio, a casa, in viaggio, ovunque. Negli ultimi anni tutto è cambiato; molto nella musica in generale: nel modo di produrla, di commercializzarla e nel modo di gestire un artista; tutto ciò che orbita intorno alla sua carriera. In particolare, la figura del dj produttore ha avuto un’evoluzione incredibile.

Qual è il rapporto con Maria de Filippi oggi?

Dal punto di vista professionale, la ammiro molto per la passione e la dedizione che mette in ogni cosa che fa. Anch’io cerco di essere così. Maria mi ha ‘accolto’ in casa sua. Mi ha dato una grossa responsabilità in mano. Ciò mi ha molto gratificato. Mi ha spinto a dare il massimo in ogni momento. Dal punto di vista umano, lo si vede dalla televisione, è una persona molto spontanea, molto protettiva: così come lo è con i ragazzi della scuola, lo è anche dietro le telecamere, con la sua squadra. Ha un bel cuore.

Hai suggerito tu la categoria dj per la prossima edizione? E se sì, perché?

No, è stata un’idea di Maria. Una sera mi ha mandato un messaggio dicendomi che stava valutando la possibilità di inserire questa categoria nella prossima edizione del programma.

Cosa ti sta togliendo e cosa ti sta dando “Amici”?

Mi sta dando molto, sto imparando a fare un lavoro nuovo, sto scoprendo un mondo che conoscevo solo superficialmente, e quindi sto crescendo. Per una persona curiosa come me è già un’opportunità incredibile. Poi, sicuramente, grazie alla visibilità che il programma mi ha dato, sono riuscito a raggiungere una fascia di pubblico a cui la musica dance solitamente non arriva facilmente, e questo è un valore aggiunto. Credo che questo esperimento sia stato anche un riconoscimento importante per la categoria dei dj che, soprattutto in Italia, spesso viene considerata ancora come un raggruppamento di artisti di secondo ordine.

È davvero cambiato tutto.

I dj oggigiorno sono sempre più sovente anche musicisti e produttori, come nel mio caso, e magari con parecchi anni di carriera alle spalle. E, se si parla di musica, qualcosa da dire ce l’hanno.

E gli impegni per te fioccano?

Si, sono tantissimi. Durante gli ultimi giorni di vacanza ho riordinato le idee e cercato di programmare e organizzare tutte le cose da fare e tutti i progetti da imbastire al rientro. Ma non vi dirò molto: ci sono due tipi di persone, quelle in grado di parlarti per ore e ore di quello che faranno (e poi puntualmente non combinano nulla), e quelle che prima fanno e poi parlano. Io appartengo alla seconda. Quindi, ne riparliamo in primavera, allo sbocciare dei fiori e dei nuovi progetti.

Largo al contest

Hyundai e Universal Music lanciano Hyundai Music Award, un concorso incredibile che mette a disposizione dei giovani produttori il catalogo della Motown da remixare. Un’operazione senza precedenti, a questi livelli, considerata l’importanza e l’influenza che la label americana ha avuto nella storia della musica dell’ultimo secolo. Ambasciatore dell’operazione Gabry Ponte che ha remixato “I Will Survive” di Gloria Gayor, subito finito nello spot della nuova iX20. “Si tratta di grandi opportunità, perché avere a disposizione un catalogo storico come quello della Motown non capita tutti i giorni. Per di più, è un’operazione che passa attraverso Universal, un’etichetta che per molti giovani è difficile avvicinare”, ha detto il dj.

La parola d’ordine: osare. Il pubblico che segue i dj è mediamente molto giovane e cambia gusto frettolosamente. Mettendo in discussione di continuo le tendenze. È sempre Gabry Ponte a parlare. “Quando ho iniziato a fare il dj avevo sedici anni e di fronte a me c’erano i miei coetanei di allora e i gusti erano i medesimi. Oggi tuttavia ho quarant’anni e di fronte ho… sempre sedicenni. Così devo capire cosa proporre e come entrare in sintonia con loro”.

Ipocrisia all’italiana?

Nessuno vuole diventare un David Guetta, ma tutti vogliono esserlo: ora David, ma non solo lui, anche deadmau5, Avicii, Tiesto, Daft Punk e compagnia di superstar, rischiano grosso. Dovrebbero salutare il vecchio concetto dei vecchi dj ed entrare a pieno regime in quello popolare. Quando un dj è una piccola industria, deve fare delle cose da… industria. Guetta e soci sono coinvolti in una fase di piena espansione per l’intera categoria. Adesso i riflettori sono puntati su coloro che con un mix (di brani altrui) conquistano il mondo. Qualcosa di fortemente alternativo. Lo può fare il dj. E lo può suggerire chi lo convoca per un set (come un direttore artistico o il proprietario di un locale). Mai pensato di mettere su una miniband specializzata in musica elettronica? In fondo ne avevamo parlato anche nell’ultimo numero di Nightlife grazie allo speciale sui Daft Punk. Oggi il dj può tranquillamente mettere in piedi un’esibizione tradizionale (è quello che fanno i Coccoluto, i Danny Tenaglia o i Sven Vath, spesso lontani anche dalle produzioni discografiche). Oppure allestire un vero show. Veder agitarsi una o due teste su un palco ampio e desolato, occupato solo da una consolle e dei leadwall è forse limitativo. Forse il nuovo clubbing è condannato ad avere dei live credibili e andare oltre prestazioni alla Cirque du Soleil (con trapezisti, mangiafuoco e abiti tinta unita stile Sensation). Forse merita molto di più. Ma dipende sempre dai budget. Con l’intervento di grandi brand, ci si prepari al… meglio. I ventenni di adesso vorranno di più, domani. Il dj popolare è morto e nel contempo è vivissimo: ma a un bivio. Il disc jockey Raf Marchesini è uno dei pochi ad andare controcorrente. “C’è effettivamente una ‘forbice’ che si sta creando sempre più ampia e non solo tra i dj, ma anche per quanto riguarda le produzioni. Sono dell’idea che dj di vecchio e nuovo pensiero coesisteranno (come hanno sempre fatto). Vi saranno tanti modi di esprimere la musica, sia in studio che sul palco, e chi sa e saprà coinvolgere e divertire andrà avanti”.

Dj da 100 euro e dj da 100mila euro: dj nessuno o dj Dio. Oggi c’è il dj che tira le torte e va in canotto (Steve Aoki) e il dj che sale spesso “mascarato” e a volte mascherato (la lista è lunga), il dj con la maglietta “collo a v” o il rockettaro e scapigliato. Tutti accomunati da una musica pressoché uniforme e uniformata dalla “democrazia” del digitale. E l’odierna immagine della consolle? Uno, due, tre cd player e con quale mixer? Con un laptop e un controller? Sembrano davvero morti gli standard, dopo la scomparsa di dischi in vinile e giradischi. Guetta, ma non solo lui, anche i “sotto osservazione” da Forbes, smettano di fare i dj e facciano soprattutto i creativi: (tras)portino il suono dallo studio allo stage. Hanno risorse economiche e logistiche per farlo, ora. Il vecchio cliché del dj esiste e resiste nella sua nicchia. u