Fase 2, da Vanzan alla Gentile, le proposte degli imprenditori

Fase 2, le proposte concrete per sostenere la riapertura dei locali

Dopo la conferenza stampa del presidente del consiglio Giuseppe Conte tenutasi domenica 26 aprile e focalizzata sulla fase 2 dell’emergenza coronavirus, sempre più imprenditori avanzano idee concrete per affrontare in maniera diversa l’emergenza sanitaria e far ripartire le attività garantendo la sicurezza collettiva. Abbiamo raccolto alcuni spunti

 

L’IDEA DI DAVIDE VITALE, INIZIAMO A PROTEGGERE SOLO LE PERSONE A RISCHIO

Il più rivoluzionario è Davide Vitale titolare della Pesa Pubblica di Milano che suggerisce di cambiare innanzitutto la strategia alla base delle scelte del governo per contenere l’esplosione di nuovi focolai.


“Ci hanno più volte ribadito che il coronavirus è molto contagioso ma ha un basso indice di mortalità. Nonostante questo, il nostro presidente del consiglio ha affermato l’intenzione di mantenere il distanziamento sociale e il divieto di assembramento fino a quando non verrà trovato un vaccino o una cura. In altre parole, per un tempo indeterminato dovremmo tutti vivere senza libertà per evitare altri contagi di massa o nuovi lockdown. Non sono d’accordo. Come imprenditore lo scenario mi sembra drammatico e come uomo sono sconfortato. Mi chiedo che cosa ne sarà della scuola, dei rapporti tra le persone, della socialità. Senza contare che la forbice tra ricchi e poveri si allargherà e potrebbero scoppiare tensioni sociali nei prossimi mesi”, afferma. La sua proposta? “Consiglierei di ribaltare l’approccio. Invece di obbligare tutti a mantenere a tempo indeterminato le misure di sicurezza imposte, perché non impegnarsi per proteggere le categorie che davvero sono a rischio di vita a causa del coronavirus? Non parlo di un liberi tutti subito. Anzi. Proporrei di mantenere le misure in atto fino a quando la popolazione a rischio non sarà munita di mascherine serie, ovvero le ffp2 e ffp3. Quelle chirurgiche sono solo un palliativo”, chiarisce. E infine specifica: “Una strategia del genere non si realizza dall’oggi con il domani. Serve tempo per raccogliere i dati, per attrezzarsi a livello logistico e per realizzare una forte campagna di comunicazione che informi le persone su come usare correttamente i dispositivi. Ma poi si potrebbero riaprire le attività con altre prospettive. Ovviamente, in questa fase, lo stato dovrebbe sostenere le imprese a livello economico”.

LE RISPOSTE DEI COLLEGHI, DA FRANCESCA GENTILE A BRUNO VANZAN

Francesca Gentile
photo A. Scerbo

Cauta, ma sulla stessa linea, Francesca Gentile, titolare di Funi 1898 di Montecatini. “Non ho competenze scientifiche per esprimere un sì senza riserve, ma l‘idea è valida e andrebbe approfondita. Se venissero fornite mascherine davvero efficaci alle fasce più deboli si potrebbero riaprire subito i locali!”. E poi aggiunge: “Purtroppo tra i politici vige la strategia dello scarica barile e dubito che qualcuno si assumerà la responsabilità di approfondire un progetto così innovatore rispetto a quanto accade nel resto del mondo. Di certo, se non cambia qualcosa, falliremo quasi tutti. Il finanziamento di 25 mila euro annunciato a sostegno delle piccole imprese non è una garanzia per l’imprenditore, anzi. Se non paghi per difficoltà momentanee anche solo rata, salta tutta l’operazione e finisci all’indice nella lista delle imprese cattive pagatrici. Quindi, possono pignorarti tutto. Che dire? Si proteggono sempre gli interessi della banca che anticipa i fondi, non l’impresa che li riceve. Noi rischiamo il fallimento, mentre l’istituto di credito è sicuro di recuperare la somma prestata”.

Scettico, ma non contrario, anche il campione di flair Bruno Vanzan (appena uscito con La 40ena in casa Vanzan) che in diretta sul canale Instagram Apetimeofficial commenta: “L’idea potrebbe essere interessante ma andrebbe verificata con chi ha competenze. Tuttavia, nessun politico si prenderebbe il rischio di proporre una manovra che potrebbe creare altri contagi. L’Italia vive in buona parte di turismo, quest’estate sarà la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale in cui non vedremo gli stranieri. Certo che ne risentiremo tutti in modo forte. Bisogna sostenere il mercato interno, favorire il made in Italy. Il mio suggerimento è quello di impegnarci singolarmente tutti nella sua valorizzazione. E come la Gentile osserva: “Lo stato dovrebbe sostenerci iniettando sul mercato liquidità. Le misure prese a livello economico sono un’assoluta presa in giro. E il finanziamento di 25 mila euro è praticamente un atto di strozzinaggio. Se non cambia niente tra qualche mese scoppierà la rivoluzione. La gente andrà al supermercato senza passare dalla cassa”.

Luigi Ferrario

LA PETIZIONE DELLA FIPE, AIUTIAMO I BAR AD APRIRE IL 18 MAGGIO E LA PROPOSTA DI PROTESTA DI LUIGI FERRARIO

E non diversamente Luigi Ferrario, proprietario di Casa Mia di Milano, osserva. “Non sono in grado di dare un parere tecnico scientifico sulla proposta di Vitale, ma concordo con Bruno Vanzan e Francesca Gentile sull’improbabilità che una misura del genere venga anche solo presa in considerazione. Il governo non vuole prendere posizioni, è chiaro. In una situazione come questa la scelta più logica sarebbe quella di usare i tamponi per dividere le mele buone da quelle marce”. Poi conclude: “Ha ragione Vanzan: lo stato dovrebbe sostenere economicamente gli imprenditori, cosa che non sta facendo. Per questo credo sia giusto unirci tutti in una forte e vibrante protesta”. Ferrario poi puntualizza: “Aprire a queste condizioni non ha senso… ci fanno aprire solo per non doverci dare altri aiuti!! Con tutte le limitazioni del distanziamento sociale non è economicamente sostenibile stare aperti!! Costi come sempre (anzi maggiorati dai nuovi adempimenti), coperti dimezzati e supporto dalle istituzioni inesistente porteranno il sistema dell’ospitalità al collasso!! Delivery e asporto sono un palliativo e una presa in giro!! Si potrà aprire solo con aiuti statali veri e con regole sul distanziamento sociale meno pesanti come gli altri paesi europei”.

La Fipe Confcommercio – Imprese per l’Italia ha invece lanciato una petizione diretta a Giuseppe Conte e al governo Apriamo bar e ristoranti il 18 maggio in cui viene chiesta l’apertura dal 18 maggio delle 300.000 imprese di pubblico esercizio (bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie, gelaterie, ecc.). Un settore che coinvolge 1,2 milioni di addetti e vale 46 miliardi.