Crodino (Campari) verso l’addio a Crodo, la protesta del paese ossolano

Gli amministratori e i cittadini di Crodo, paese della valle Antigorio (una laterale dell’Ossola), mobilitati per difendere il Crodino. L’aperitivo “biondo”, nato nel 1964, che porta il nome del piccolo comune di 1.401 abitanti della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, viene prodotto proprio nello stabilimento di Crodo, dove lavorano 80 dipendenti e che imbottiglia anche l’acqua minerale Crodo e diverse bibite gassate come Lemonsoda, Oransoda e Tonicsoda.

Il fatto è che nel 2017 la società produttrice è stata ceduta da Campari alla multinazionale danese Royal Unibrew, fatta eccezione appunto per il Crodino, per il quale un accordo fra le due aziende prevede il mantenimento della produzione a Crodo per un periodo di tre anni. Accordo che scade alla fine del 2020, quando la produzione dell’aperitivo analcolico dovrebbe essere trasferita a Novi Ligure, in un altro stabilimento del gruppo Campari.

Per tentare di scongiurare il “trasloco” il sindaco di Crodo, Ermanno Savoia, ha deciso di chiamare a raccolta amministratori, politici, sindacalisti e lavoratori per un’assemblea che si terrà venerdì sera, supportato dai cittadini che hanno fatto proprio lo slogan “Il Crodino non deve lasciare Crodo”.

A dire il vero, Crodo e il Crodino si erano già separati negli anni ’90, all’indomani dell’acquisizione di Crodo da parte di Campari che portò la produzione nello stabilimento di Sulmona, in Abruzzo; il gruppo milanese fece poi marcia indietro nel 2007, quando le linee produttive tornarono a Crodo a seguito della chiusura dell’impianto abruzzese (poi ceduto a Spumador-Refresco).