Buoni pasto, “quelli cartacei più onerosi per aziende e dipendenti”

La nuova legge Finanziaria ha introdotto una novità che impatta da subito su dipendenti, ma anche sulle aziende e i datori di lavoro: i buoni pasto (elettronici e cartacei). Ma quali le differenze, oltre a un’evidente praticità quotidiana? Ovvero tra buoni pasto cartacei e elettronici quali adottare? Non ha dubbi Simona Causio, partner e consulente del lavoro di Rödl & Partner: “Gli elettronici, perché di fatto valgono di più per il dipendente e sono più convenienti per l’azienda”.

La Legge di Bilancio 2020 ha introdotto alcune novità importanti in materia di welfare aziendale e in particolare in tema di buoni pasto. Dal 1° gennaio 2020, infatti, sono cambiate le soglie di deducibilità: per il buono pasto cartaceo scende da 5,29 a 4 euro, mentre per quello elettronico la soglia sale da 7 a 8 euro.

“Cambiamenti che hanno il chiaro intento di favorire l’utilizzo dei buoni pasto elettronici e i pagamenti digitali e che possono sembrare ininfluenti a un occhio inesperto – spiega Simona Causio – ma attenzione perché per aziende e dipendenti i rischi sono quelli di andare incontro a costi maggiori per i primi e  riduzioni di stipendio per i secondi”.

“Le aziende che non si convertiranno all’utilizzo dei buoni pasto elettronici o manterranno il valore del buono pasto cartaceo superiore a 4 euro – continua la consulente del lavoro di Rödl & Partner – pagheranno più contributi Inps e premi Inail, ma soprattutto saranno i dipendenti a essere penalizzati in quanto a loro carico avranno maggiori tasse e contributi, come Irpef e addizionali regionali e comunali, che di conseguenza alla fine del mese peseranno sullo stipendio netto finale, che sarà minore”.