Bar e ristoranti, fatturato 2020 a picco ma la Tari cresce dello 0,6%

Può sembrare un paradosso, ma è la fredda realtà dei numeri: nel 2020, anno in cui le restrizioni anti-Covid li hanno costretti a lunghe e reiterate chiusure e a pesanti perdite di fatturato, i bar e ristoranti hanno visto mediamente crescere l’importo della Tari dello 0,6%, a 1.679 euro. E’ il dato che emerge dal report presentato dal Centro Studi Ircaf in occasione del Convegno nazionale servizio rifiuti.

Situazione migliore – per così dire – per gli alberghi con ristorante da mille medtri quadri complessivi, per cui mediamente la tassa si è ridotta dello 0,5%, per un importo di poco più di 7mila euro. Ovviamente parliamo di importi medi, dal momento che la Tari è un’imposta comunale e varia, anche notevolmente, soprattutto in base all’area geografica. Così, se un bar del Centro Italia paga 1.767 euro, una omologa attività del Nord-Ovest versa circa 150 euro di meno. Analogamente, un hotel del Nord-Ovest deve pagare in media 6.138 euro di Tari, mentre per una struttura con le stesse caratteristiche al Centro la cifra lievita fino a poco meno di 7.650 euro.

Dai dati del report risuta evidente, infatti, che le tariffe siano più contenute al Nord (in particolare, il Nord-Est risulta anche più economico del Nord-Ovest), probabilmente – sottolimeano i resposabili del Centro Studi Ircaf – per la maggiore efficienza delle aziende di raccolta in funzione del rapporto costi, qualità del servizio e minore impatto ambientale; mentre si fanno sempre più pesanti via via che si scende verso il Sud Italia. Un divario che caratterizza anche la tassa per le famiglie, ma che si diventa ancora più importante per le aziende.

Così, vista la situazione che ha caratterizzato nel 2020 – e che continua a caratterizzare – i pubblici esercizi, MIO Italia ha avviato un’azione legale contro il pagamento di tasse e tributi dal marzo 2020 in poi. Fra i quali propio la Tari. Una iniziativa che riguarda ristoranti, alberghi, bar pizzerie, pub, negozi, grossisti, distributori, partite Iva in genere.

“La nostra azione legale si basa sull’impossibilità di pagare la giungla di balzelli che risucchia il 70% degli incassi, a causa dell’evidente crollo del fatturato, -57% la media nazionale, con punte anche del 95%. Gli aderenti all’iniziativa di Mio Italia hanno bloccato il pagamento della Tari, della tassa sulle insegne, della Siae, dei contributi Inps (esclusa la quota dipendente)“, spiegano Paolo Bianchini e Fulvio Castellaro, presidente e responsabile per il Piemonte del Movimento Imprese Ospitalità.