28 Ottobre 2020

Il comparto della distribuzione automatica è stato colpito duramente dai Dpcm 18 e 24 ottobre del governo che prevedono lo smart working al 50% per la Pubblica Amministrazione, e che raccomandano l’adozione della stessa misura anche ai privati, nonché l’incremento della didattica a distanza fino al 75%; tutti luoghi dove il settore del vending concentra il proprio business. La perdita di consumazioni stimata da Confida, Associazione Italiana Distribuzione Automatica, è superiore al 50% del fatturato delle imprese e, ciò nonostante, la distribuzione automatica non è stata inclusa nel Dl Ristori.
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Massimo Trapletti[/caption]
“Il Decreto Ristori - commenta Massimo Trapletti, Presidente di Confida, Associazione Italiana Distribuzione Automatica – ha concesso contributi a fondo perduto per 2,4 mld a numerosi settori economici. Tuttavia, non include la distribuzione automatica mettendo a rischio le 4mila imprese che in Italia danno lavoro a oltre 30mila persone con un indotto di altre 12mila. I nuovi Dpcm ci hanno colpito– conclude Trapletti – e chiediamo al governo di includerci negli interventi a favore dei settori in difficoltà”.
I distributori automatici, settore in cui l’Italia è leader a livello europeo e che in totale sono oltre 800 mila in tutta la Penisola, sono infatti installati prevalentemente nell’industria (35%), negli uffici privati (15%), nel commercio (15%), nelle scuole e università (12%) negli uffici pubblici (6%) e nei traporti (3%): tutti luoghi in cui l’affluenza è stata drasticamente ridotta per effetto dei due Dpcm.
A questo si aggiungono le ordinanze locali di sindaci e presidenti di Regioni che colpiscono duramente con riduzioni di orario e talvolta chiusure ingiustificate i cosiddetti “negozi automatici H24”, ossia quegli esercizi commerciali che vendono cibi e bevande tramite distributori automatici e che, nonostante abbiano investito in sanificazioni e pulizie straordinarie, telecamere, tornelli meccanici che evitano gli assembramenti, sono oggetto di ordinanze restrittive.
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