bevande
11 Febbraio 2021
“Oggi in Italia abbiamo 2,7 milioni di persone vaccinate, tra le quali 1,2 milioni hanno già ricevuto la doppia dose. A queste vanno aggiunte altre 2 milioni di persone che dall’inizio della pandemia hanno contratto il virus, sono guarite e hanno una ridottissima probabilità di contagiarsi nuovamente. Il contesto insomma, rispetto a settembre, è cambiato radicalmente, il Covid fa meno paura e i vecchi modelli adottati fino a questo momento non vanno più bene. Bar e ristoranti devono seguire il destino dei negozi e rimanere chiusi solamente in zona rossa. In tutte le altre situazioni, quando è concessa la mobilità individuale, lo shopping, il lavoro in presenza e persino lo sci, i locali devono poter stare aperti per offrire alle persone il servizio fondamentale di ristoro per il quale sono nati”. Così Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi.
“È ora di finirla con la mortificazione del nostro settore – aggiunge Cursano –. Siamo alla vigilia di una nuova stagione politica, che rimetterà al centro il lavoro e l’impresa e non è possibile inaugurare questa fase con altre chiusure, che rappresenterebbero un colpo durissimo per un settore che aveva appena cominciato a rimettersi in moto. L’algoritmo adottato nel pieno della pandemia non può essere applicato allo stesso modo e con le stesse rigidità ora che la campagna vaccinale procede spedita. Altrimenti rischiamo di far passare l’idea che in questo anno non abbiamo fatto nulla per contrastare il virus. Non è così: i tracciamenti sono molto più efficaci, i cittadini rispettosi delle misure di sicurezza e distanziamento, i gestori dei locali attenti a seguire le regole e scongiurare gli assembramenti. Queste buone pratiche vanno premiate, allentando le misure restrittive. A cominciare da quelle su bar e ristoranti, che devono poter lavorare anche in zona arancione. A cominciare da subito”.
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