03 Settembre 2014

Per la prima volta dal 9 al 12 settembre Nairobi, capitale del Kenya, ospiterà un evento internazionale che risponde in chiave tecnologica, e in gran parte italiana, alle esigenze di un mercato potenziale di grande interesse e in fase di veloce upgrading: quello dell’Africa Orientale. Si tratta di East Afripack, fiera specializzata dedicata alla lavorazione e al packaging dei prodotti alimentari e non food, organizzato da Ipack-Ima (mostra leader nel packaging promossa da Fiera Milano), in joint venture con PMMI (Associazione americana costruttori di tecnologie per il packaging e processing) e con la collaborazione di UNIDO (United Nations Industrial Development Organization), East African Community (Kenya, Tanzania, Uganda, Burundi e Rwanda) e Ministero dell'Industrializzazione del Kenya. A conferma della sua importanza, la fiera è patrocinata dalla Confindustria kenyota e sarà affiancata da una conferenza internazionale dedicata allo sviluppo sostenibile per la filiera agroalimentare.
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Il sito espositivo a Nairobi[/caption]
Oltre 130 produttori mondiali di tecnologie legate ai processi di produzione, confezionamento e converting, anche alimentare - tecnologie in cui l'industria italiana ha una posizione di primissimo piano - prenderanno parte a East Afripack. Per supportare la presenza italiana e incrementare la presenza di buyers dall’area EAC, è stata siglata un’intesa operativa che vede il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo economico e dell'ICE.
«Tuttavia in quest’area, il puro e semplice trasferimento di tecnologie non basta: va adattato a realtà produttive e a mercati di consumo completamente diversi dai nostri» spiega il professor Claudio Peri, dell’Università di Milano. Per questo East Afripack offrirà anche un servizio coordinato da Peri insieme ad esperti italiani e internazionali, il Business & Technology Planning Team, che fornirà informazioni e supporto tecnico, normativo e ambientale alle aziende interessate a investire in progetti di sviluppo industriale.
Ad oggi, l’industria italiana è il terzo fornitore dell’area EAC per le tecnologie legate al confezionamento (Fonte: ricerca Unido). L’export è ancora contenuto in valore assoluto (6 milioni di euro), ma registra incrementi costanti (+5,6% fra 2013 e 2012). Le prospettive del mercato africano sono rilevantissime: Etiopia, Nigeria, Tanzania e Repubblica Democratica del Congo figurano tra i 9 Paesi che contribuiranno di più alla crescita della popolazione mondiale dai 7 miliardi di oggi ai 9 miliardi previsti entro il 2050. Le soluzioni tecnologiche presentate da East Afripack possono dare un contributo fondamentale alla soddisfazione della domanda di consumo. Ma una risposta molto utile può arrivare anche da un fronte insospettato, collegato alle tecnologie di East Afripack: quello della pasta, ideale per gli standard ambientali africani, anche se comunemente associata al mondo mediterraneo. La pasta infatti non richiede una catena del freddo; è igienica perché consumabile solo previa bollitura; fornisce un apporto calorico corretto; si associa a qualsiasi tipo di pietanza; ha basso costo e basso impatto ambientale lungo tutta la filiera, dalla produzione al consumo.
Circa 14 milioni di tonnellate di pasta vengono consumate nel mondo, di cui solo il 6% in Africa, la cui popolazione pesa per il 15% del totale mondiale. E ciò malgrado la pasta non sia lontana dalle abitudini alimentari africane. La Tunisia è il terzo Paese nella classifica del consumo pro capite con 11,9 kg (26 l’Italia e 12,3 il Venezuela). Inoltre, Tunisia, Etiopia e Sud Africa sono già Paesi produttori, ma coprono soltanto poco più della la metà del fabbisogno interno. Anche in questo senso c'è dunque un mercato potenziale di grande interesse, al cui sviluppo rispondono numerose iniziative, fra cui quelle dell’italiana Pavan, uno degli espositori di East Afripack. Il gruppo detiene il 35% del mercato mondiale delle tecnologie che vanno dal trattamento delle materie prime (i cereali) fino al pacchetto di pasta pronto per il consumo. Entro il 2018 Pavan prevede di realizzare il 20% del proprio giro d’affari in Africa. «Siamo presenti in 130 Paesi del mondo - spiegano dal quartiere generale di Galliera Veneta, in provincia di Padova - e negli ultimi dieci anni abbiamo installato 60 linee, di cui 20 in Etiopia».
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