Il vino come brand sulla Rete: una ricerca spiega come fare

Sulla Rete il vino può diventare un brand da proporre con successo su mercati più ampi, anche internazionali. Ma occorre scegliere lo stile di comunicazione giusto.

È il messaggio che emerge dalla ricerca sulla comunicazione del vino da parte dei Consorzi dal titolo “Comunicare il vino italiano all’estero via web. Il ruolo dei consorzi di tutela”, realizzata da Astarea in collaborazione con The Round Table e presentata in occasione della premiazione dei vincitori del Premio Gavi La Buona Italia 2022.

Condotta su 21 Consorzi del vino italiani, la ricerca e ha identificato quattro cluster comportamentali nel modo di comunicare, via sito web. I Promoter hanno un’anima spiccatamente commerciale, mentre i Sistemici puntano sulla narrazione e la valorizzazione delle cantine. I Funzionali promuovono il lavoro delle cantine e dei coltivatori e, infine, i Valorizzanti puntano a creare delle vere e proprie community.

Da notare che, su 123 Consorzi analizzati, quasi il 30% ha ancora il sito internet istituzionale solo in lingua italiana. Tutti i website dei finalisti hanno invece almeno anche la lingua inglese, a dimostrazione del crescente impegno del settore verso l’internazionalizzazione.

La ricerca prevedeva anche due focus, rispettivamente sull’enoturismo e il business estero. Riguardo al primo tema, lo stile di comunicazione più efficace si è rivelato essere quello capace di associare in un unico sguardo il tema della produzione a quello del territorio, mentre per quanto riguarda l’export, si conferma che la capacità di orientarsi verso l’estro è più significativa quando il Consorzio manifesta un ruolo particolarmente significativo.

Due affondi entrambi di grande interesse, considerando la posta in gioco. Il 2021 è stato un anno record per le esportazioni di vino italiano, che ha superato i 7 miliardi di euro in valore (dati Osservatorio UIV). Quanto all’enoturismo, l’Osservatorio Turismo Nomisma/Unicredit rivela che vanta 15 milioni di presenze e genera 2,65 miliardi di euro di fatturato, con una spesa di oltre 350 milioni in esperienze enogastronomiche solo da parte dei viaggiatori italiani.