attualità
02 Marzo 2023
Neppure il fuori casa può ignorare il tema della sostenibilità, dalla scelta degli ingredienti a, soprattutto, quella dei materiali usa e getta. Con l’entrata in vigore della Direttiva SUP che vieta in tutta l’UE la vendita di molti articoli monouso in plastica, tra cui anche piatti, bicchieri e posate, sono comparsi sul mercato diversi prodotti alternativi, dalle origini più esotiche e non sempre adeguatamente normate.
Tra i materiali più consolidati figurano quelli a base carta e cartoncino che, grazie ad opportuni accoppiamenti con altri materiali, garantiscono anche l’idoneità al contatto con prodotti umidi e ricchi di grassi come i cibi cucinati. In alcuni casi possono addirittura essere utilizzati per il riscaldamento. Se ne è parlato in maniera approfondita nell’abito dell’evento Green Future is Now – Sfide e opportunità per il packaging in cartoncino organizzato da Commer Carta, centro taglio che distribuisce cartoncini per imballaggio ed applicazioni grafiche, adatti anche al contatto con alimenti.
Come è emerso dall’intervento di Barbara Bonori, Area Ricerca & Sviluppo di Comieco, attualmente il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici supera l’80% e la carta vanta tutte le caratteristiche che il consumatore associa alla sostenibilità: rinnovabilità, biodegrababilità e appunto riciclabilità. Per questo l’utilizzo di questo materiale può essere comunicato al consumatore finale, sempre più sensibile alle tematiche ambientali.
“La direttiva SUP – ha sottolineato Linda di Fazio, R&D Manager di Commer Carta – ha portato la filiera della carta a ricercare nuovi materiali e tecnologie, per creare imballaggi multistrato, ma comunque a prevalenza cellulosica capaci di garantire la sicurezza alimentare, le prestazioni funzionali, la macchinabilità, la sostenibilità economica. Per esempio per realizzare articoli da utilizzare nel fuori casa, la soluzione ottimale è quella di abbinare una base in cartoncino di pura cellulosa, con un film in poliestere che resiste alle alte temperature. Questo accoppiamento permette la termoformatura, ovvero la possibilità di essere formato a caldo per la realizzazione di vaschette, piatti… Il tutto senza pesare sul fine vita dell’imballo”.
Il tema del fine vita è cruciale perché questi materiali possono essere riciclati nella raccolta della carta fino al limite minimo di cellulosa del 60%. “Fino a un 5% di materiali diversi – ha precisato – si parla di monomateriale, oltre il 5% si tratta di materiali compositi, ma comunque riciclabili in cartiera. La tecnologia del riciclo sta facendo grandi passi avanti nel trattamento di questi materiali misti e l’aggiunta di percentuali di plastica davvero basse consente alla carta di migliorare molto le sue performance tecnologiche per conferire al piatto in cartoncino tutte le proprietà che servono alla ristorazione”.
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