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NOVEMBRE/DICEMBRE 2014
Il miglior modo per massimizzare i profitti nel lungo
termine – dice Mackey – non è collocarli come primo
obiettivo del business, ma il perseguire coerentemente
la propriamissione ispiratrice (com’è accaduto, tramolti
rischi, alla sua compagnia). In breve, le cose devono
essere fatte inmodo ritenuto giusto e creativo (e di solito
contro le comuni convinzioni), semplicemente per il gu-
sto e il dovere di farle.Seguendo questo principio, Whole
Foods, una volta quotata aWall Street, ha vissuto diversi
momenti critici pur cercando di bilanciare la “fame di
profitti” della finanza e il rispetto di un’etica rigorosa.
Tuttavia Whole Foods ha continuato la sua crescita
inarrestabile e Lincoln Park è l’ennesima espressione
di quest’amore per il rischio e della caparbia volontà di
imporre al retail regole diverse. Gestire annualmente
circa 300mila (!) SKU sembra, agli occhi dei visitatori
Italiani, semplicemente folle e impossibile. Eppure Rich
Howley, lo store team manager, ci ha confermato che
questo è il modo per sconfiggere la concorrenza degli
imitatori sempre più numerosi e per generare sostan-
ziosi profitti, appunto. Un assortimento così ampio e
profondo sembra (agli occhi dei retailer Italiani che
vorrebbero prosciugare ancor più le proprie categorie
merceologiche) appartenere ad un iperuranio.
Se a ciò si aggiunge la complessità di un’attività di ri-
storazione e di catering come quella che descriveremo,
le chiavi di lettura sembrano incomprensibili.
Reparti in sinergia
Si pensi all’enorme espansione dei reparti dedicati ai
rimedi e ai farmaci erbali, alla fito-cosmesi e finanche
all’angolo dei massaggi e si comprenderà come Whole
Foods punti ad offrire una risposta olistica ai bisogni
di consumatori che sviluppano una cultura materiale
e di consumo totalmente nuova. D’altra parte se una
sana alimentazione è la premessa per una vita miglio-
re, non esiste una soluzione di continuità tra cibi veri
e propri e integratori alimentari, prodotti probiotici
e per “nutrire” pelle, corpo e capelli. I confini tra le
varie categorie vanno insomma ridisegnati. Soprattutto
Lincoln Park è un “luogo” dove, al contrario del classico
supermercato, l’aspetto funzionale si coniuga con quello
“esistenziale” ancor più che esperienziale. Può essere,
infatti, interpretato come meta per un pranzo familiare,
LINCOLN PARK È UN “LUOGO” DOVE, AL
CONTRARIO DEL CLASSICO SUPERMERCATO,
L’ASPETTO FUNZIONALE SI CONIUGA CON QUELLO
“ESISTENZIALE” ANCOR PIÙ CHE ESPERIENZIALE
magari sulla terrazza che si affaccia sul
fiume Chicago o come luogo educativo
con la sua vivacissima cooking school,
sede di una didattica gastronomica ed
enologica. Oppure, può costituire un
punto d’incontro conviviale nella birre-
ria, nel wine-bar o nel suo diner stile
“retro”. La caratteristica di questo store
è la concertazione dei vari reparti che
operano in una straordinaria sinergia.
La smokehouse produce memorabili beef
brisket, pastrami e ribs.
BEST IN CLASS




